mercoledì 16 dicembre 2009

Paese immobile


Parliamoci chiaro, il nostro è un paese immobile. E pure ci "sguazziamo" nel nostro fango, ci piace denigrare, infamare ed essere sempre in polemica, forse è nel nostro DNA, non so, ma la questione è grave: ormai è da mesi che non si parla altro di prostitute ad alto costo (le cosiddette escort), di trans, di mafiosi che da un giorno all'altro hanno una crisi mistica, di divorzi e gossip. I giornali non sono più organo d'informazione ma strumenti delle varie fazioni politiche, e di certo non contribuiscono alla distensione degli animi. Il risultato è che ormai siamo in campagna elettorale e questo non giova sicuramente al paese, anzi, uno scontro politico così feroce reca solo del danno e noi non ci possiamo permettere di restare indietro. Addirittura il Pdl già in ottica elezioni, chiede al Pd, in seguito alle recenti polemiche con Di Pietro, di stroncare qualsiasi tipo di alleanza con l'Idv, come se fossimo in campagna elettorale. Questo è emblematico ed inquietante. Il messaggio dato dalla politica è chiaro: le riforme e la risoluzione dei problemi passano in secondo piano, prima le alleanze e lo scontro politico. E non mi stupisco dunque se poi avvengono gesti come quello avvenuto a Milano domenica, la frustrazione di un cittadino porta a fare questo e altro ancora; attenti, non sottovalutiamo la faccenda. Il disagio sociale c'è e si fa sentire, e chi non ha nulla da perdere può fare anche gesti più estremi. Tartalgia oltre che un uomo con seri problemi mentali è anche un cittadino italiano, che ha agito anche con cognizione di causa. Ora basta con le chiacchiere: si rischia davvero di incorrere in un clima di odio e di tensione più di quanto già non lo sia.

martedì 15 dicembre 2009

Tornato in via eccezionale

Come sapete sono uno studente di sedici anni e per motivi vari non ho curato negli ultimi mesi questo blog, pensando più alla scuola e al relax che la mia giovane età richiede.
Ma dopo i fatti recentemente accaduti, non potevo non scrivere, anche due righe, forse banali, forse no. Il massimo comune divisore della vicenda Tartaglia è la strumentalizzazione della maggioranza del tragico evento. Berlusconi è miracolato, e non per essere "sopravvissuto" all'attentato, per carità, una statuetta non ha fatto morire nessuno finora, il Cavaliere è miracolato perché insieme alla sua coalizione ha saputo sfruttare la situazione, ha preso la palla al balzo e l'ha rilanciata violentamente a chi faceva giustamente opposizione, siano essi partiti, giornali o blogger. Il risultato? Tutti quelli che hanno "osato" criticare, avere un dissenso, opporsi alla politica del governo, tutti elementi comuni e vitali in una democrazia, sono stati classificati o mandanti morali dell'attentato o quanto meno come responsabili in parte. E così i media incalzano e cavalcano l'onda. Il più grande errore in questa vicenda l'ha fatto Di Pietro, e non perchè quello che ha detto non sia giusto, anzi, nulla di più sacrosanto in quelle parole, l'errore del leader dell' Idv è stato quello di aver detto ciò che pensava, il che in politica può essere un'arma a doppio taglio. In questi casi bisogna solo accodarsi al treno dell'ipocrisia, ne vale il consenso popolare.

lunedì 2 novembre 2009

La peste mediatica del XXI secolo

Era da tanto che non scrivevo, ma oggi vedendo la conferenza stampa del viceministro Fazio sull'influenza A H1N1 ne ho sentito il bisogno. Da giorni non si parla altro, nonostante le raccomandazioni del ministero. Niente allarmismo dunque, ma andiamo nel nocciolo della questione: è partita la corsa al vaccino che frutterà alle casse delle industrie farmaceutiche svizzere miliardi e miliardi di euro. E qui mi vengono tanti dubbi, forse troppi. Quanti soldi verranno spesi per un vaccino che entrerà in funzione per tutti solo alla fine dell'inverno,quando si ipotizza che l'influenza non possa più essere pericolosa? Infondo il tasso di mortalità dell'influenza suina è molto più basso rispetto a qualsiasi altra influenza stagionale, certo, sono dati momentanei, ma che ci devono far riflettere: nel caos generale, nella paura totale, c'è sempre qualcuno che ci guadagna. E questa influenza è venuta proprio al momento giusto per le industrie farmaceutiche: quale miglior antitodo per la crisi economica mondiale? Coincidenze, fatto sta che il settore farmaceutico non conosce crisi, coadiuvata anche da una cattiva informazione che inganna i cittadini e crea panico forse anche volutamente.

mercoledì 14 ottobre 2009

Fatemi capire


Da giorni ormai è stata lanciata una nuova "associazione" di cui non riesco a capire determinati punti: Italia Futura. Cito la definizione, trovata nel sito :Italia futura è un’associazione nata per promuovere il dibattito civile e politico sul futuro del paese.È uno strumento di mobilitazione libero, agile e trasparente che vuole dar voce a chi non si rassegna a contribuire alla vita pubblica solo il giorno delle elezioni. Luca Cordero di Montezemolo, il fondatore, precisa che non è né un partito né un oscuro complotto dei salotti buoni.«In Italia - ha spiegato ancora il presidente della Fiat - viviamo una situazione paradossale. Alcuni settori della maggioranza gridano al golpe mentre un pezzo dell’opposizione denuncia il regime. Nel frattempo lo Stato sembra essere ogni giorno più debole». «Forse dietro tutto questo clamore - osserva Montezemolo - si nasconde la difficoltà ad affrontare i problemi reali del Paese». Parole giustissime quest'ultime, c'è una tale confusione che non si riesce a distinguere la verità dal falso, è un continuo tira e molla che scredita l'Italia. Se l'opposizione dice che 2+2 è uguale a 4, non è detto la maggioranza dica lo stesso, o viceversa. E in questo clima di perenne opposizione tra i due poli, nasce dal nulla questa associazione, senza dubbio capitalista e progressista, che secondo molti farà parte del grande centro che si verrà a formare a breve. Si parla di Fini, Casini, più il già noto Montezemolo e il banchiere Draghi. Poteri forti, che se confluiscono in un'unica via porterebbero un cambiamento significativo alla politica italiana. Si può chiamare fantapolitica, ma non lo è più di tanto: non mi stupirei se Italia Futura da associazione si trasformasse in partito,solo il tempo ci darà delle risposte certe. Forse avrebbe più senso il partito in sé che l'associazione che ha poco da dire ai fini pratici, ma questo non sta a me deciderlo. Se davvero si dovesse decidere per la fondazione di un partito di centro solido e compatto, non c'è Berlusconi o Franceschini che tenga.

lunedì 5 ottobre 2009

Questione Siciliana


Mentre si annuncia un "golpe" da parte della Sinistra e dei giudici l'Italia affronta l'ennesimo lutto nazionale, come se ci sia qualche maledizione che perseguita questo stato che ha già dei serissimi problemi.Il problema della sicurezza in Italia è trascurato e si interviene solo quando ci sono i morti. La rabbia nasce dal vedere come la tragedia poteva essere tranquillamente evitata. Un alluvione non può causare tutto quel danno in un paese civile e industrializzato come l'Italia,è inaccettabile e brutto da vedere, ma è la realtà, che non è qualcosa di astratto o di retorico. La realtà che hanno vissuto i sopravvisuti è totalmente diversa da quella che abbiamo noi: loro sapevano che prima o poi sarebbe accaduta una disgrazia, si sono fatti sentire ma a quanto pare non è bastato. La loro realtà si catapulta subito verso le persone più care purtroppo perse, verso la loro casa distrutta, verso il loro futuro. Noi invece vediamo una realtà più superficiale, quella del fango, delle macerie, di Bertolaso che assicura tutti, delle riunioni per attuare un piano di ricostruzione o di messa in sicurezza dell'area. Quindi c'è un'abissale differenza tra le due realtà che fanno da cornice ad una tragedia che doveva essere evitata. Credo poco nella ricostruzione immediata, e penso che la maggior parte della gente sia perplessa: per fortuna gli sfollati non sono tanti in confronto a quelli del terremoto all'Aquila l'aprile scorso, ciò non dovrebbe creare problemi con i tempi. Il problema sta nella Sicilia, perché è chiaro che il problema è stato scaricato alla regione, anche se ci sarà un consiglio dei ministri dove si parlerà dei fondi da stanziare per le zone colpite. E i soldi in Sicilia arrivano, è dopo che si volaterizzano. Sembra un luogo comune, ma purtroppo è così. Spero davvero che ci sia un buon senso collettivo che dimostri l'efficienza della regione, questa iniezione di fiducia nelle istituzione serve sia ai siciliani sia agli italiani.

lunedì 28 settembre 2009

Opinioni a caldo

Ecco i commenti a caldo di Silvio Berlusconi dopo la conclusione delfa festa della "libertà" avvenuta a Milano:
«Tifano per la crisi. La sinistra italiana resta quella dei soliti comunisti». Ecco le solite fissazioni sui comunisti e dire che ormai quei pochi rimasti sono del tutto innoqui.
«Il Pdl è un partito dove c'è dialettica e anche libertà di coscienza». Davvero? Allora Fini si è inventato tutto?
«Nessuno riuscirà a dividerci dalla Lega». Mai cantare vittoria!
« Vi porto i saluti di uno che si chiama... uno abbronzato... Ah, Barack Obama». E poi «voi non ci crederete, ma sono andati a prendere il sole in spiaggia in due, perché è abbronzata anche la moglie». No comment
«Se io vado a parlare in una tv è uno scandalo, se vado in una seconda televisione divento un dittatore, se vado in una terza siamo al regime e in una quarta siamo ad un atto delinquenziale. Invece Barack Obama è andato in cinque diverse televisioni a spiegare la sua riforma sanitaria e ha fatto bene, perchè i leader devono prima di tutto informare i cittadini». Peccato che tre reti sono di sua proprietà e Rai 1 e Rai 2 sono gestite dal suo partito.
Pier Ferdinando Casini: «Il Presidente del Consiglio può dire ciò che vuole anche al di fuori di ogni minimo autocontrollo. Ma non può in alcun modo falsificare e ridicolizzare l'opposizione di questo paese che ha difeso e difende i militari italiani impegnati nelle missioni di pace, la bandiera americana e quella israeliana, come lui e prima di lui e nel caso dell'Udc anche con maggiore coerenza. Basta pensare al voto per le missioni in Afghanistan che noi sostenemmo anche durante il governo Prodi nonostante il voto contrario di Forza Italia e Alleanza Nazionale. Chiedo con rispetto e deferenza al Presidente della Repubblica e ai Presidenti delle camere di intervenire per ristabilire la verità dei fatti». Forse l'unico commento sensato.

lunedì 21 settembre 2009

Il populismo che porta voti

E a Natale tutti a casa! Che belle parole di Umberto Bossi, dopo l'attentato a Kabul non ci aspettavamo altro.Non è che l'idea del ministro delle Riforme sia male, piuttosto è il contesto che non dovrebbe permettere di fare simili affermazioni. Un funerale di stato non può essere usato per scopi propagandistici, ma l'Italia è il paese delle menzogne ed è tutto lecito. <Votai anche io ma non per farli morire>,questa è la giustificazione,che sa più di barzelletta a dire la verità, del leader del Carroccio. Certo perché in guerra non è detto che bisogna morire per forza, tanto stiamo andando dai talebani, ci vorranno ammazzare mica con le loro fionde? Confido nell'intelligenza di Bossi, non credo che fosse così sprovveduto da non sapere che in Afghanistan si rischiava e si rischia tutt'ora. Perché sarebbe davvero grave il contrario, tanto vale preferisco la sua "presa per i fondelli" perché le sue dichiarazioni non possono avere altre interpretazioni. Ma quanto pesano quest'ultime sotto il punto di vista politico?Tantissimo, fin troppo. La lega è maestra in questo: sfrutta il malcontento generale con demagogia per portare sempre più voti in tasca. È quel populismo che porta voti, quello che più di qualsiasi altra cosa conta per avere sempre più consenso.


sabato 19 settembre 2009

Perle...

Se la Francia perdesse improvvisamente i suoi migliori scienziati,imprenditori,artigiani e artisti,il danno sarebbe irreparebile;se invece perdesse i suoi nobili,generali,ministri,preti e cardinali,il danno sarebbe irrisorio,essendo essi degli oziosi e inutili, improduttivi e parassitari.
Claude Henry de Saint-Simon

Il socialismo non è soltanto un programma socio-economico e politico: è un programma umano,è la realizzazione degli ideali dell'umanesimo nelle condizioni proprie di una società industriale.Il socialismo dev'essere radicale,e per esserlo deve scendere alle radici;e la radice è l'Uomo.
Erich Fromm

venerdì 18 settembre 2009

Una guerra tra gatti e topi

Le 6 vittime dell'attentato terroristico avvenuto a Kabul ieri ci "obbligano" a trattare in linee sottili l'argomento Afghanistan, con una modesta e pragmatica riflessione. A 8 anni dallo sbarco delle truppe Nato, è cambiato molto, ma non basta. Le elezioni sono state un "flop", Karzai non è il massimo della democrazia, vedi per le elezioni fraudolente, vedi per alcune sue decisioni, necessarie per avere il consenso tra i più radicali. E quella che è nata come missione di pace(una barzelletta burocratica, si sapeva benissimo che andassimo in guerra!) si è trasformata in una caccia alla volpe. I talebani conoscono il loro territorio molto impegnativo per i fini bellici: montagne dopo montagne, deserti e aride steppe con paesini abbandonati ai signori della guerra. Il potere effettivo è di quest'ultimi, che comandano buona parte delle regioni. Il problema è che l'Afghanistan è un paese molto vasto, servirebbero più uomini se si vuole procedere con la linea strategica intrapresa dalla Nato. Servirebbe un'aiuto mondiale, soprattutto di Russia e Cina, le due super potenze limitrofe a Kabul. La guerra non è mai bella: ma ritirarsi ora sarebbe inutile, perché abbiamo iniziato ma non abbiamo concluso nulla. "Tutto questo non accadrebbe se loro non ci fossero. Sono venuti promettendoci la pace, ma ci hanno portato solo guerra. In questi otto anni non hanno fatto niente per noi!", questo è quello che dice Karim,giovane afghano ferito nell'attentato in cui i 6 nostri soldati sono morti. Vorrei soffermarmi su questa dichiarazione. Se le truppe Nato si dovessero ritirare, ci sarebbe naturalmente un ritorno dei talebani, ma almeno eviterebbe che altre vite umane fossero uccise. Tutto bello sì, ma ritorneremo esattamente a 8 anni fa, quando il pericolo di nuovi attentati oltre a quelli dell'11 Settembre spinse l'ONU e la Nato a combattere i vari movimenti terroristici sul territorio afghano. Ci sono andati di mezzo i civili, e forse questo ci deve far riflettere; abbiamo fallito. Senz'altro era meglio una strategia più nell'ombra, col fine di colpire le sole cellule terroristiche sparse per il territorio, cercando di stare ai margini del popolo, anche se tutto ciò sembra un paradosso. I costi della guerra sono enormi, 500 milioni all'anno per l'Italia. Anche se sarebbe una sconfitta, ritirarci ora significherebbe guadagnare quel mezzo miliardo di euro che farebbe davvero comodo alla casse dello stato,insomma una dolce sconfitta. Sono due le strade da percorrere: continuare, ma con altre strategie, oppure ritirarsi e tenersi ben stretti i 500 milioni di euro e le vite dei nostri soldati; questione di vita e denaro.

martedì 15 settembre 2009

Lo sputtanamento di massa

Pare che sputtanarsi sia di moda in Italia, e se lo si fa per via cartacea ancora meglio. Accuse,querele,insulti, retorica, ipocrisia e un giusta dose di superbia regnano sui giornali. Il che è piacevole solo per gli editori, perché con questo genere di notizie vendono e come. Che palle allora il solito articolo sulla crisi mondiale o sul povero sfigato che non arriva a fine mese, meglio qualche notizia a sfondo erotico che piace sempre all'italiano medio. Il bello è che queste notizie vengono stampate in prima pagina, posto che spetta a notizie senz'altro più importanti delle gesta sessuali "scarse" del nostro premier. Allora c'è da chiedersi se tutto questo non è per un fine preciso: deragliare l'informazione. L'imbarbarimento è iniziato da quando Feltri è a capo del Giornale, voluto proprio perchè iniziasse a randellare: ultima vittima, Gianfranco Fini, che ha subito querelato il giornalista bergamasco. Sappiamo tutti cos'è successo in questi giorni nel Pdl, l'ex leader di An di punto in bianco, per assicurarsi il consenso degli elettori più moderati che vedono nella Lega più che un'alleata una minaccia e per delineare anche una sua ambiziosa politica che in un futuro le garantirà la leadership del partito, esce fuori dagli schemi e prende posizione,con forti critiche sull'identità del partito stesso.A Feltri ciò non piace, e chissà forse non è piaciuta neanche al suo datore di lavoro. La situazione è degenerata fino ad arrivare alla pubblicazione sul Giornale che ripesca un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale. Ecco dove siamo arrivati e il tipo di informazione che abbiamo: se tu "sgarri" anche di poco, ecco che ci pensa Feltri ad ucciderti mediaticamente, scoppia il caso, ne parlano tutte le testate, alcune anche in prima pagina, e si formano le fazioni:risultato? Meglio non svegliare il can che dorme. E intanto le notizie concrete, quelle per cui davvero vale la pena spendere un euro e leggere i giornali vengono messe in secondo piano o addirittura omesse.

domenica 13 settembre 2009

Le ampolle, il Po e la grande muraglia padana


La Lega torna a parlare di secessionismo. Umberto Bossi alla festa dei popoli di Venezia ha rispolverato le vecchie parole d'ordine: "La padania un giorno sara' uno stato libero, indipendente e sovrano", ha detto il leader del Carroccio. "Non bastera' il federalismo - ha spiegato - vogliamo cambiamenti piu' radicali". E poi ha annunciato che l'anno prossimo ci sara' una catena umana sul Po per ribadire che i popoli padani vogliono ottenere "i loro diritti di liberta'".
Ecco gli effetti collaterali dell'alleanza Pdl-Lega Nord. E siamo solo agli inizi: la Lega ha sempre più consensi non solo al Nord, anche al Centro la percentuale è destinata a crescere; questo ci deve far riflettere. La Lega ha saputo amministrare nel suo territorio, questo è senza dubbio. Se poi aggiungiamo la politica molto "estrema" per usare un eufemismo su immigrazione e sicurezza, due emergenze che gli italiani sentono particolarmente, il gioco è fatto. E il governo come si comporterà? Vedremo, intanto le dichiarazioni di Bossi non sono state riportate nei telegiornali, e tutto resta oscuro e subdolo: si sapeva che l'alleanza con la Lega sarebbe stata difficile e tortuosa, e i ricatti già si fanno sentire. Il Pdl sembra impotente.

Perchè...

Perché non c'è una forza capace di contrastare il governo, opposizione vera e su contenuti importanti? Perché in Italia non c'è un vero partita Socialista, capace di intraprendere una politica verso il "sociale" a 360 gradi, che mette in primo piano l'esigenze dei cittadini e non quelle dei singoli,che lotta per la massa e non per i pochi ricchi (i cittadini di serie a) che sono in questo paese,che compensa il divario tra ricco e povero e tutto quello che ne sussegue, a partire dalla meritocrazia e dal diritto "principe"che siamo tutti uguali, il che non significa comunismo bensì dare la possibilità a tutti di creare la propria fortuna o ricchezza secondo le proprie capacità?
Perché in Italia non c'è più la media borghesia, la maggior parte della popolazione nei decenni scorsi, che col suo reddito poteva permettersi di vivere secondo una certa dignità per un paese prestigioso (una volta) come l'Italia? Perché in questo paese valgono più i "dettagli" che il generale,burocrazia lenta e leggi fin troppo "articolate" in primis?Perché ancora c'è un abisso tra Nord e Sud Italia?Perché il degrado culturale, generato da una classe politica incapace e spesso "rozza" e da una televisione fatta solo di tette e scusate il termine cazzate, che però fanno notizia e audience? Sarà retorica, saranno le riflessioni delle 2.30, ma io non ci sto a vedere un simile degrado e una continua e raccapricciante ingiustizia.

venerdì 11 settembre 2009

La passione di Silvio


30 ragazze, 18 festini, 1000 euro per restare la notte, Questo è il riassunto di quanto è uscito dai verbali della procura di Bari sul caso Berlusconi-escort. Venivano retribuite a sua insaputa, dice ai pm Tarantini, l'imprenditore pugliese tanto caro per le sue note "compagnie". Berlusconi si difende consigliando ai giovani: non leggete i giornali. Strano, mica tanto per uno come lui. Accanto a Zapatero si proclama il miglior Presidente del Consiglio che l'Italia abbia mai avuto, davanti alla Meloni si cala nei panni di uno show-man e improvvisa un monologo durato per ore dove spiega ai giovani che il suo governo ha fatto più di tutti gli altri contro la mafia, la crisi, bla bla bla...insomma le solite menzogne. Mentre si improvvisa oratore, arriva un comunicato di Fini che non preannuncia nulla di buono. Dopo le prostitute deve pensare anche al suo amico di merenda Gianfranco, che è da un po' di tempo che si è messo a fare tutto il democratico, lui,che di An, la vera destra italiana, era il leader indiscusso. E che dire di quell'indisciplinato di Feltri, lo assume e fa subito danno. Povero Silvio, deve pensare ai giornali esteri, che lo sputtanano giorno dopo giorno, alle accuse di Repubblica, ai comunisti ai cattolici alla lega che ne combina sempre una, insomma i pensieri non mancano. A parte l'ironia mostrata fin'ora nel post, vorrei fare un'analisi seria su tutta la vicenda.
Silvio Berlusconi come Presidente del Consiglio ha il dovere di servire lo Stato, il punto sta, le sue serate con le escort,hanno compromesso il suo operato? Non sto io qui a dirlo, c'è una magistratura che sta facendo un'inchiesta. Sembrerebbe che alcuni impegni siano stati saltati a causa di queste serate. Se tutto ciò non ha compromesso il suo lavoro, da fatto pubblico si muta in privato,che a noi ben poco interessa. Un'altra considerazione da fare è la seguente: queste cene per cosa? Affari, elezioni, ci sono di mezzo altri politici di spessore, non si sa ancora. Perché mi sorge un dubbio: va bene che al premier piacciono le donne, ma tutte queste serate in pochi mesi, sembra strano che ci fosse solo del sesso. Aspettiamoci altre rivelazioni perché il caso non è chiuso.

mercoledì 9 settembre 2009

Cina, tra morte e lavoro


È di 35 morti il bilancio delle vittime dell'incidente avvenuto in una miniera di carbone in Cina, nella città di Pingdingshan, nella regione centrale dell'Henan. Altri 44 minatori rimangono bloccati nella miniera. Non è la prima volta che in Cina succedono disgrazie del genere. La Cina è il paese dove si verificano i più frequenti incidenti minerari con tredici minatori in media morti ogni giorno. La maggior parte degli incidenti sono dovuti al mancato rispetto delle regole di sicurezza, come una ventilazione insufficiente o l’assenza di estintori.La mancanza di sindacati contribuisce al numero così elevato di morti sul lavoro, l'inesistenza di controlli lo aumentano in modo significante. Anche per questo la Cina è l' El Dorado per le multinazionali che investono sul territorio cinese ogni giorno di più, vuoi per le agevolazioni fiscali, vuoi per il basso costo della manodopera, vuoi perché non bisogna rispettare "scomode" regole per la sicurezza dei dipendenti. La Cina sta diventando una grande potenza mondiale, anzi già lo è, il suo tasso di crescita economica è il più alto al mondo, ma ci sono dei piccoli dazi da pagare per raggiungere i paesi occidentali. La morte è una di questi: ancora la Cina è in una situazione di profonda crescita economica e sociale, presto anche loro sapranno conquistare quei diritti sul lavoro che noi Occidentali abbiamo ottenuto nell'Ottocento ma che abbiamo perfezionato nel secolo scorso. La storia ce lo insegna, è solo questione di tempo.

martedì 8 settembre 2009

"Amici ascoltatori, allegria!"


Il padre della televisione italiana,Mike Bongiorno, muore oggi, 8 Settembre 2009. Aveva 85 anni e nemmeno li dimostrava. E sì, perchè ancora aveva la voglia di un ragazzino, da poco collaborava con sky per restaurare il quiz che l'ha reso famoso, "Rischiatutto". E dire che Mike è stato un predestinato:durante la Seconda Guerra Mondiale abbandonò gli studi e, grazie alla sua conoscenza dell'inglese, fu impiegato come staffetta per le comunicazioni tra Alleati egruppi partigiani.Fu catturato dalla Gestapo e messo al muro per essere fucilato, ma si salvò perché fu perquisito e gli agenti tedeschi gli trovarono i documenti americani. Allora essi lo portarono nel carcere di San Vittore a Milano dove fu detenuto per 7 mesi, per poi venire deportato dapprima nel campo di transito di Bolzano (dove fu testimone delle atrocità commesse da Michael Seifert, alias "Misha"), poi nel campo di concentramento austriaco di Mauthausen. Fu liberato prima della fine del conflitto grazie ad uno scambio di prigionieri di guerra tra Stati Uniti e Germania (fonte Wikipedia). Ha visto la morte in faccia, ma vuoi per fortuna vuoi per destino è riuscito a creare un mito.Fu Bongiorno a presentare la prima trasmissione in onda dalla TV di Stato italiana (RAI), cioè Arrivi e Partenze. Durante i suoi quiz non le mandava a dire: è capitato diverse volte che Mike cacciasse dallo studio uno spettatore, colpevole di aver suggerito;durante la puntata di Telemike del 3 maggio 1990, durante il gioco finale, Mike notò che la concorrente Maura Livoli, in cabina, al momento di rispondere alle domande finali continuava a guardare verso il basso e si insospettì. Quando chiese alla sua assistente Sabrina Gandolfi di andare a controllare, la concorrente nascose qualcosa nella camicetta, che poi si scoprì essere una serie di foglietti pieni di appunti. La Livoli fu immediatamente squalificata e subì una dura "ramanzina" da parte di Mike, che la interruppe, affermando che altrimenti avrebbe potuto essere villano nei suoi riguardi. La sig. Livoli per la vergogna, reagì tentando di aggrapparsi ad un altro concorrente, poi accasciandosi a terra; ma Mike non si scompose, anzi disse senza mezzi termini che la concorrente stava facendo una sceneggiata. La stessa sig. Livoli fece successivamente causa (perdendola) nei confronti di Mike. Striscia ripropose la scena (assieme a quella della cacciata di uno spettatore che aveva suggerito nel corso di un'altra trasmissione) e tacciò Mike Bongiorno di cinismo(fonte Wikipedia).E quando in una puntata di Paperissima (programma che ha anche condotto, ma nella versione "Sprint", ossia striscia quotidiana, insieme al Gabibbo) è comparso vestito da Topolino, ribattezzato per l'occasione "Mickey Mike",un genio televisivo. Fu amato da tutti, Silvio Berlusconi lo ricorda così: "un amico,sognava di fare il Senatore". Addio Mike.

lunedì 7 settembre 2009

Caduta di stile


Oh mio Dio dove siamo arrivati...
Può un Giornale come l'Unità, fondato da Antonio Gramsci nel lontano 1924, con la sua storia, con le sue lotte e vittorie, pubblicare un articolo dove si citano le "presunte" prestazioni sessuali molto limitate(per usare un eufemismo) del nostro premier?Siamo davvero caduti in basso. Tutti avrebbero querelato l'Unità, il presidente del Consiglio ha fatto bene perché è scandaloso un comportamento del genere. Se si vuole attaccare Berlusconi lo si deve fare sui contenuti politici, posso accettare anche sulla sua condotta morale, ma non sulle sue prestazioni sessuali. Mi sorge il dubbio che un simile attacco abbia fini diversi: certe notizie vendono, e l'Unità è da mesi che naviga in cattive acque finanziarie. Sarebbe ancora più frustante una motivazione del genere, vendersi per denaro, mah...non è da Unità un simile atteggiamento, almeno non lo era. Sono episodi come questi che rendono sempre più forte il Cavaliere, che risponde alle accuse querela alla mano. Impotente o no, può interessare ben poco. Una caduta di stile che non ci voleva dopo le varie polemiche di questi giorni sulla libertà di stampa e che avrà ripercussioni future: non mi meraviglio se un domani Feltri attaccasse Concita De Gregorio su aspetti della vita privata che a noi lettori (quelli veri) non interessano per niente. Si rischierebbe un killeraggio giornalistico che non serve a nulla, forse a qualcosa sì, alla vendita dei giornali.

sabato 5 settembre 2009

Povera Italia con un presidente come questo


"Abbeveratevi alla disinformazione di cui siete protagonisti. Povera Italia con un sistema informativo come questo". Queste le testuali parole del presidente del consiglio Silvio Berlusconi dopo che un giornalista ha chiesto un commento sulle dimissioni dell'ormai ex direttore dell'Avvenire Dino Boffo. Come direbbe Feltri da che pulpito arriva la predica.Eh sì, visto che la gran parte del sistema informativo italiano la gestisce il Cavaliere. Quindi per assurdo e per transitività possiamo tradurre la frase in :"povera Italia con un presidente come questo".
Non ci facciamo ingannare, questa non è altro che l'ennesima trovata "berlusconiana" per dissociarsi da quello che combinano i suoi "scagnozzi" in giro per l'Italia a terrorizzare l'informazione "nemica" tanto odiata. Perché l'informazione nemica c'è, per questo ancora non siamo in dittatura, va cercata e trovata in quello che ci rimane: a parte quei "giornaletti comunisti" che nessuno compra e che vivono di soli contributi statali, rimane Repubblica. Il grande sogno di Silvio è quello di smantellare il giornale redatto da Ezio Mauro, unica testata che mette il bastone fra le ruote all'esecutivo. Non ce la farà, però intanto gli attacchi arrivano, da ambo i lati. In televisione il quadro è simile: solo rai tre(in parte) e La7 non sono controllate dal presidente del Consiglio. Troppo poco, per un paese democratico. Aspettando sempre la fine di Settembre, quando ricomincerà Annozero.

venerdì 4 settembre 2009

La controffensiva di Silvio: come il caso su Videocracy non è da sottovalutare

La Rai ha appena rifiutato il trailer di Videocracy ,il film di Erik Gandini che ricostruisce i trent'anni di crescita dei canali Mediaset e del nostro sistema televisivo.Il perché?Semplice, pare che la Rai sia convinta che il film non sia altro che una propaganda contro Silvio Berlusconi. Ma la cosa più ridicola deve ancora arrivare: la tv di Stato spiega che, anche se non siamo in periodo di campagna elettorale, il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto. La par condicio anche in quei 2 minuti di trailer mattutini, indubbiamente scandaloso. Sembra che la Rai davvero non sia più un servizio pubblico, ma un viscido mezzo in mano alla maggioranza. Videocracy non è altro che un film-documentario che ripercorre la storia della televisione italiana degli ultimi 30 anni e di come sia cambiata, analizzando accuratamente il ruolo che hanno avuto le tv stesse nella società. Nessun attacco, nessuna propaganda politica. Siamo davvero giunti al limite: il clima di terrore creato e voluto da Berlusconi è ormai chiaro a tutti. Silvio è passato alla controffensiva dopo i duri attacchi dal mondo della stampa nei mesi scorsi. Dà via libera a Feltri di sputtanare chi osa criticarlo, anche minimamente come nel caso di Boffo, si arma di querele e "pressioni" mediatiche. Se qualcuno aspettava il contrattacco di Silvio ecco servito. Non è ancora finita; con la "mano" di Feltri e la "querela" di Ghedini il presidente del Consiglio lancia minacce subdole al mondo dell'informazione: o ti querelo o ti scopro qualche tuo "segretuccio" e successivamente lo pubblico. Berlusconi può fare sonni tranquilli, è troppo potente per poterlo attaccare, ci vorrebbe una protesta generale ma la gente è troppo presa ad arrivare alla fine del mese, parliamoci chiaro, ed è più che comprensibile. Agli italiani non interessa se Berlusconi ha il monopolio sull'informazione e lo vuole rafforzare, ci sono problemi più gravi è ovvio ma non ci rendiamo conto che mentre il nostro presidente perde tempo a sistemare le sue faccende, c'è un Italia che va a rotoli e chi dovrebbe risolvere i nostri problemi è impegnato a fare tutt'altro.

domenica 30 agosto 2009

Gabbie salariali, discriminazione o necessità?

Da giorni si discute sulle gabbie salariali, proposte dalla Lega dopo che furono abolite nel 1969 in seguito a dure lotte sindacali. Giuste o sbagliate che siano, il problema di un divario tra sud e nord esiste, e quello del costo degli stipendi è molto delicato: si rischia davvero di dividere l'Italia in due parti, con ripercussioni future non indifferenti. Già la differenza si sente, e non è poca: costo della vita, stipendi,cultura e valori differenti, sembra davvero che Siracusa e Milano appartengano a due mondi completamente differenti. Se è vero che il costo della vita al nord è molto più elevato rispetto al sud, è anche vero che gli stipendi sono in qualche modo adeguati già al territorio, a parte quelli statali: secondo la Cgia di Mestre, che ha preso in esame i redditi annuali dei lavoratori dipendenti del 2007, nel Nord già si guadagna il 30 per cento in più rispetto al Sud. Secondo un rapporto Unioncamere lo scarto è del 16,3 per cento. C'è una necessità di salari più alti dappertutto, e non solo al nord, le gabbie salariali sarebbero solo una discriminazione e non aiuterebbero il paese. Bisogna invece appiattire il divario fra nord-sud col passare degli anni, per poi avere una crescita comune e non destinata alla metà del paese.

Aprire gli occhi e guardare al futuro

Da tempo si discute sulla questione degli immigrati in Italia. I dati istat ci confermano che lo Stivale presenta 7 stranieri su 100 abitanti, che non fanno altro che incrementare la popolazione nel nostro suolo. Infatti, se in 50 anni siamo aumentati di 10 milioni di unità, il merito è anche loro. Le percentuali e i numeri parlano quindi chiaro, ma non è difficile rendersene conto anche da soli: autobus, supermercati, negozi e piazze sono affollati di stranieri. Ed è a partire da questo, che nasce il problema. Nessuno è riuscito a trovare una risposta alla fatidica domanda: è un fatto positivo o negativo che ci siano così tanti immigrati? Il primo discorso da fare, è che loro ci sono indubbiamente utili: svolgono infatti quei lavori che noi definiamo squallidi, e che quindi, da “snob” che siamo, non accettiamo di fare. E che nessuno osi dire che ci portano via il lavoro, che è solo un metodo osceno per difenderci dalla loro presenza. Ma, come per tutte le cose, vi è anche l’altro lato della medaglia, che è forse quello che accoglie la maggioranza di noi. Ovvero, che gli stranieri trasportano con loro esclusivamente un’ondata di negatività. Esperti aggiungono inoltre che il Bel Paese non è adeguatamente attrezzato per sostenere tale “boom” migratorio. Ci chiediamo a questo punto se il discorso rimarrà aperto per lungo tempo. Anche in tal caso è difficile fornire una risposta, ma siamo dotati di intelligenza, ed è un dovere, per noi, provare a ragionare sul fatto. Lasciamo, per ora, la domanda in sospeso. Pensiamo, innanzitutto, all’atteggiamento, sbagliato, dello Stato: o accoglie migliaia di immigrati, generando scontenti tra la popolazione autoctona, o ne ricaccia altrettanti al mittente. Sarà felice, in questo ultimo caso, la gran parte degli italiani, ma vi rinnovo l’invito di riflettere. Siamo certamente accecati dall’egoismo e dall’egocentrismo tipicamente occidentali: proviamo per una volta a pensare al “diverso”, alla situazione in cui si trova, alla sua condizione di povertà. Una povertà “snobbata” da politici, o chi per loro, che guardano fuori dalla finestra, vedono anche solo una casa lussuosa, e per loro va tutto bene. Sappiamo benissimo che invece non è così. È necessario, in tutto e per tutto, che ci svegliamo e allarghiamo i nostri orizzonti. Anche perché è sempre più evidente che cresce di giorno in giorno il numero delle persone in difficoltà. È più che altro un problema di “cecità voluta”, la forma prima citata di egoismo per cui si aspira esclusivamente al proprio benessere. Qualcuno non è ancora d’accordo? È molto facile che sia così, ma almeno, per favore, pensiamo allo straniero, e se proprio non è possibile fare qualcosa di concreto, almeno cerchiamo di evitare di guardarlo e pensarlo con disprezzo. Fatto questo, avremmo fatto un enorme passo avanti. C’è qualcuno che finalmente si è convinto? Ecco, siamo ora pronti per affrontare la questione degli immigrati in Italia.
Chiara Sanson


Piccole liti di famiglia


In un'Italia sempre più in crisi economica, con una fragile unità di valori e martoriata sempre più da polemiche futili e prive di un senso comune, mancava solo la disputa tra Avvenire e il Giornale capitanato dal neo direttore Vittorio Feltri a completare il quadro politico già imbarazzante d'agosto. Il Pd è momentaneamente in ferie (anche loro se le meritano no?),se ne parlerà dopo le primarie, la lega "bisticcia" col Vaticano, Berlusconi pensa a tutt'altro che al paese, ma questo in fondo non accade solo in estate, e dulcis in fundo Dino Boffo, direttore dell'Avvenire dal 1994, riapre una questione che sembrava momentaneamente chiusa: la vita privata di Silvio Berlusconi. Critiche non andate giù,a Feltri, incaricato proprio dal premier a condurre una campagna aggressiva contro coloro che attaccano personalmente il principino d'Arcore. E cosa succede?Feltri vecchia volpe che è risponde e raddoppia, pesantemente ma con carte alla mano. Invece Berlusconi si tira indietro. Hai voluto la bicicletta ora pedala, caro Silvio, perchè un conto è prendere le distanze da un quotidiano "amico"ma non di proprietà,come lo è Libero, un conto è dissociarsi da un proprio giornale. La vicenda è ridicola:si possono attaccare i comunisti, i socialisti, i dipietristi, ma quando si parla della chiesa tutto cambia, ci sono nel piatto voti, rapporti da mantenere ben saldi, perchè parliamoci chiaramente la chiesa in Italia influisce e come sulla politica. Perché la Cei non si dissocia dalle accuse di Boffo? Semplice, se lo può permettere, non ha nulla da perdere in termini concreti. Silvio no, l'appoggio della chiesa in Italia per qualsiasi governo è fondamentale e un minimo errore potrebbe dare molti fastidi all'esecutivo. A noi cittadini cosa ci torna? Nulla. Le pagine dei giornali sono riempite da simile spazzatura, e problemi più seri vengono trascurati. Il bello è che questi giornali vengono finanziati dallo stato, con le nostre tasse, con i nostri soldi. Piccole liti di famiglia, aspettando che le ferie del Pd finiscano il più presto possibile.

domenica 12 luglio 2009

G8 tra coperture e verità nascoste

Il G8 è concluso: battute,retroscena,accordi e soddisfazione generale. Ma cosa c'è sotto? Occultismo, questa è la prima parola che mi viene in mente. L'accordo sul clima, se possiamo definirlo così, è vano se a questo non partecipano l'India e la Cina, i due paesi che più inquinano al mondo. Discorso Africa: a quanti G8 abbiamo udito la solenne frase: più fondi per lo sviluppo del continente africano? E poi? Il vuoto, l'Africa è sempre più povera, e non ce ne rendiamo conto. Le proteste: non tanto quelle dei no global hanno interessato l'opinione pubblica, bensì quelle dei terremotati dell'Aquila, che ancora aspettano da tre mesi case e un po' di rispetto in più. Un miracolo, cita il nostro premier, che alla vigilia dell'evento aveva le farfalle nello stomaco. Salvato in corner, con intervento di Obama, più preoccupato a parare il culo al "Papi" che al resto. Un G8 qualsiasi, questo è stato, si spera solo che i nuovi rimedi contro la crisi possano in qualche modo funzionare, almeno sarebbe una piccola vittoria.

mercoledì 8 luglio 2009

L'Italia fuori dal G8?

In un periodo così delicato trovare una decisione per salvaguardare il nostro Paese diventa sempre più difficile. Ci pensa il quotidiano "The Guardian" a spiegare agli italiani la nostra situazione: «I preparativi per il summit del g8 nella città montana de l'Aquila sono stati così caotici che sta crescendo la pressione degli altri stati membri per far sì che l'Italia venga espulsa dal gruppo». Parole dure, di certo non aiuteranno Silvio Berlusconi.

Nemmeno i tifosi del Milan gli stanno dando fiducia, dicendo che "compra solo quando ci sono le Elezioni". Se quanto riportato dal giornale britannico fosse vero, la Spagna potrebbe scalzare l'Italia e prendere il suo posto. Ma non è solo questo che preoccupa, l'Italia ha dedicato soltanto il 3% degli aiuti allo sviluppo promessi quattro anni fa e di aver programmato un taglio di oltre il 50% del budget italiano per gli aiuti esteri. Inoltre, aggiunge il Guardian, il governo Berlusconi ha cercato di compensare la mancanza di sostanza allargando la lista degli invitati, che prevede tra 39 e 44 capi di stato presenti all'Aquila. Si spera in un cambiamento, ma che, a queste condizioni, sembra impossibile.

Riccardo Di Stefano

Cribbio, almeno in Europa si contenga


Caro Matteo Salvini, questa proprio se la poteva risparmiare. Giovane ma imprudente, e sì perché i cori da stadio nonostante in Pontida siano abituati sono difficili da accettare soprattutto da chi assume ruoli istituzionali importanti come deputato dello stato Italiano. Peccato per lei, ma non si preoccupi più di tanto, la gente dimentica, i napoletani non credo tanto, ma il resto dell'Italia dimenticherà prima o poi, già lo stiamo facendo. Vedrà che tra un paio di anni lei farà strada, lei è il nostro futuro, purtroppo aggiungo, ma ce lo meritiamo. "Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani...Son colerosi e terremotati... Con il sapone non si sono mai lavati...".Magari questo sarà il prossimo slogan della lega nord, chissà, forse prenderete ancora più voti. Lei ormai si è dimesso dalla carica di deputato italiano, andrà a Bruxelles a fare l'euro-deputato,che onore per noi italiani. Almeno lì stia attento con gli slogan, non faccia come il suo collega Borgezio anni fa in parlamento europeo, si trattenga a manifestare con bandiere e sciarpe, siamo in Europa, almeno lì un po' di serietà. Alla prossima legislatura la rivedremo,ancora più forte e caparbio, lei è il nostro futuro, purtroppo.

lunedì 6 luglio 2009

Caro amico ti scrivo


Da poco è uscita una notizia a dir poco eclatante,ma come al solito i media preferiscono insabbiare tutto quando si tratta di Silvio Berlusconi. E inizialmente non sembra una notizia che possa turbare gli animi già accesi del nostro premier, però è curioso come una notizia del genere venga così tanto sottovalutata, allora c'è da chiedersi il perchè.
L'oggetto in questione è una lettera, scritta probabilmente dai corleonesi Riina e Provenzano e rivolta a Berlusconi, in cui ci sono molti elementi da analizzare. I corleonesi volevano una delle reti televisive fininvest, in cambio Berlusconi avrebbe ricevuto un grande aiuto in politica.
Se il Cavaliere non avesse accettato la proposta, ci sarebbe stata un'azione luttuosa che avrebbe coinvolto i figli del premier. La data non è chiara ancora,ma di questo ne parleremo dopo. Iniziamo con ordine: il ritrovamento della lettera. La lettera è spuntata dal nulla recentemente, nonostante sia stata trovata nel 2005 durante il processo di Ciancimino Junior dall'allora pm di Palermo Piero Grasso.Prima domanda: perchè la lettera è spuntata all'improvviso solo ora, e non è stata depositata agli atti della magistratura nei processi Dell'Utri e Ciancimino?Seconda domanda: perchè nessun giornale la pubblica?Marco Travaglio prova a spiegarci questa assurda anomalia: nella lettera c'è un particolare da non sottovalutare,infatti, dice Marco Travaglio,da cui peraltro ho appreso la notizia,che Riina avrebbe chiamato Berlusconi onorevole, quando noi sappiamo che nel 91 il Cavaliere non era ancora sceso in politica. Questo significa che la data della composizione è postuma. Tutto ciò nei giornali non è apparso, anzi, c'è di più,la parte della lettera citata dai giornali riguarda solo le minaccie, mentre quelle più "scottanti" degli aiutini mafiosi e della dicitura onorevole sono state casualmente "omesse".Se i giornali avessero pubblicato l'intera lettera, che non si sa il perchè è tagliata da una parte, a quest'ora sarebbero emersi questi "piccoli" particolari. Ultima domanda, forse quella più inquietante: perché Riina, o chiunque abbia scritto questa lettera, alle poste italiane ha preferito la "staffetta celere",come la chiama Travaglio, Ciancimino padre- Dell'Utri- Berlusconi? Forse perché "i membri della staffetta" avevano avuto precedentemente dei rapporti? Si conoscevano?
Domande che richiedono risposte, ma difficilmente le avremo.
Per maggiori informazioni questo è il link dell'intervento di Marco Travaglio sull'argomento.

Blog in sciopero: "rumoroso silenzio" contro il decreto Alfano

Per la prima volta nella storia della Rete, i blog osserveranno il 14 luglio una giornata di silenzio per protestare - insieme ai giornalisti dei quotidiani, delle televisioni e dei siti intenet - contro il decreto Alfano. «Non si tratta di un'adesione allo sciopero dei giornalisti, ma di una protesta della Rete italiana contro un provvedimento che avrà l'effetto di disincentivare l'uso dei blog e delle libere piattaforme di condivisione dei contenuti», spiegano in una nota i promotori dell'iniziativa, il blogger e giornalista Alessandro Gilioli e il docente di diritto informatico Guido Scorza.

Alla protesta “del silenzio” aderirà anche il blog del leader dell’Idv, Antonio Di Pietro: «Il 14 luglio aderirò allo sciopero dei blogger contro il bavaglio alle intercettazioni e all'informazione, promosso dalla legge criminale del ministro Alfano, e contro la norma del diritto di rettifica entro 48 ore per tutti i siti, norma ribattezzata dalla Rete ammazza Internet».

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Al posto dei consueti post, i blog italiani pubblicheranno solo un banner di protesta contro il provvedimento, «in particolare contro quella parte che soffoca la libertà della Rete con il pretesto dell'obbligo di rettifica». Le adesioni a quella che è stata ribattezzata la giornata del "rumoroso silenzio" dei blog sono raccolte sul sito Diritto alla Rete

«I blogger - dice la nota dei promotori - sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c'è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist”. Chiediamo ai blog e ai siti italiani - conclude - di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. È un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”».

Articolo tratto dal sito web del Corriere della Sera,scritto da Marco Pratellesi

venerdì 3 luglio 2009

Un piemontese ospite dai Vicerè

"Adesso se ne stava lì,nel crepuscolo,con la sua valigetta di tela bigia e guatava l'aspetto privo di qualsiasi civetteria della strada in mezzo alla quale era stato scaricato;l'iscrizione "Corso Vittorio Emanuele" che con i suoi caratteri azzurri su fondo bianco ornava la casa in sfacelo che gli stava di fronte, non bastava a convincerlo che si trovasse in un posto che dopo tutto era la sua stessa nazione;e non osava rivolgersi ad alcuno dei contadini addossati alle case come cariatidi,sicuro di non esser compreso e timoroso di ricevere una gratuita coltellata nelle budella su che gli erano care benché sconvolte."
Giuseppe Tomasi di Lampedusa docet. I tempi sono cambiati, non siamo più nell'Ottocento, non ci sono più briganti e contadini male intenzionati, ma alcune
analogie rimangono,creando un sodalizio tra passato e presente difficile da spezzare. Adesso immaginiamo un viaggio di un piemontese in Sicilia però nel XXI secolo. Prima tappa: il viaggio. Se fatto con l'aereo,quando si è fortunati,scioperi permettendo, tutto va bene, ma se col treno le cose si complicano. Ore e ore di strada, e a pensare che fino a Roma si procede a ritmi normali. Da Roma in giù è la fine. Arrivati a Messina si decide di andare a Catania: si parte col treno, si sa quando si parte non si sa quando si arriva. La tratta Messina-Siracusa ha un solo binario, quindi fra coincidenze e treni merci una tratta di 90km circa si trasforma in un incubo. Seconda tappa: l'arrivo a Catania. Se a prima vista può sembrare un luogo ben tenuto e civile, basta spostarsi di pochi chilometri in direzione sud per ricredersi immediatamente: interi quartieri abbandonati, immondizia che spadroneggia sulle strade che sono in realtà vicoli asfaltati alla rinfusa, case popolari di cattivo gusto esteriore (per usare un eufemismo),mancanza di illuminazione,zone controllate "alla luce del sole" da associazioni criminali, che nell'Ottocento si chiamavano briganti, e che adesso si chiama mafia. A Catania si vede il frutto di una cattiva politica che è iniziata ormai da decenni, ma che ha radici ancora più profonde: forse è vero quello che dice il principe Fabrizio di Salina ; "i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti:la loro vanità è più forte della loro miseria". Visione pessimistica, ma purtroppo riscontrata ancora oggi. Ci sono le eccezioni,senza dubbio;ci sono i miglioramenti, anche questo non si può discutere. Ma resta una certezza: da millenni la Sicilia rimane una colonia, vedi perché i siciliani non hanno mai avuto la forza di reagire vedi perché non hanno mai voluto averla.

giovedì 2 luglio 2009

40 milioni?...No,grazie


Calciomercato 2009, grandi cambiamenti e grandi prezzi. Anche questo primo periodo di calciomercato è andato portando con sé numerosi cambiamenti. Momentaneamente pessima campagna acquisti per il Milan, ottima per il Real Madrid ed incerta per l'Inter. Ma ciò che in pochi non si stanno accorgendo è qualcosa che va oltre il prestigio di una società e di un calciatore stesso: il prezzo. Per diversi campioni possiamo notare cifre assurde e soprattutto esagerate! Mi chiedo se questa crisi ci sia davvero o è forse qualche semplice scherzo della Borsa. Zlatan Ibrahimovic desideroso di andare via dal campionato italiano è dovuto rimanere a Milano, prendendo il suo onesto milione al mese, proprio perché nessuna società è riuscita a sborsare 70 milioni di euro. Kakà,invece ha avuto la fortuna di trovare la ricca società del Real Madrid che potesse pagare il prezzo di questo fuoriclasse (60milioni di euro). Il giovane Cristiano Ronaldo è ormai anche lui compagno di squadra di Kakà;il portoghese è stato comprato al modesto prezzo di 93milioni di euro,massima cifra nella storia del calciomercato. E così tutti (o quasi) i giochi sono fatti.
Comprando e vendendo quei giocatori che permettetemi di definire "sgualdrine" di lusso.

Enrico Consolo

mercoledì 1 luglio 2009

Cronaca di una morte annunciata

Ripercorrendo il titolo di uno dei tanti capolavori del celebre romanziere Marquez, quello accaduto a Viareggio è stato un disastro che si poteva e doveva evitare. I familiari dei 16 (il numero purtroppo è destinato ad aumentare visto che l'80% dei feriti è in grave condizione) mortiper l'incidente possono accetare tale morte? Un asse del treno era arrugginito ed è risultato fatale. Non si può in un paese industrializzato come l'Italia avere uno dei sistemi ferroviari più lenti e meno efficienti di tutta l'Europa. Treni vecchi, scarsi controlli, ritardi e cattivo igiene nei treni, questo è il piccolo quadretto delle Ferrovie dello Stato. Peccato, perchè il treno è un ottima risorsa per qualsiasi paese, perchè con l'inquinamento alle stelle si devono potenziare i servizi pubblici, perchè con l'alta velocità si può davvero far crescere un paese. Ma l'alta velocità è qualcosa di utopico se visto in Sicilia: a pensare che i siciliani non godono neanche del doppio binario in alcune tratte,il che è problematico e causa numerosi ritardi e soprattutto l'allontanamento della gente che preferisce l'automobile.


lunedì 15 giugno 2009

Meglio prevenire che curare


Riprendendo l'articolo di Giovanni Sartori sul Corriere della Sera, una futura immigrazione fisiologica e soprattutto incontrollabile,per l'aumento di popolazione specialmente in aree sottosviluppate, dovrà essere motivo di discussione per dare una certa stabilizzazione al mondo che verrà. L'Europa non è un pozzo senza fondo, questo è sicuro. Il vecchio continente non può accogliere tutti, da qui bisogna partire per risolvere il problema. Un secolo fa gli africani erano 170 milioni, mentre ora 930. Dati significativi che ci devono far riflettere: la popolazione mondiale aumenta, le risorse alimentari diminuiscono. Il problema è molto grave anche perchè il dato tende ad aumentare. Bisogna partire dal nocciolo del problema: limitare il tasso delle nascite. Spero che l'Europa si prenderà carico del problema perchè non riguarda solo ed esclusivamente il continente africano, ma anche quello europeo. Si dovrebbe investire nel territorio africano, puntando in primis sull'agricoltura e su tutto il settore primario. Tutto ciò avrà un costo, forse notevole, ma indispensabile se vogliamo tutelare i nostri diritti europei e garantire un futuro migliore alle generazioni future.

mercoledì 10 giugno 2009

Audizione di Beppe Grillo in Senato: utopia o realtà?


Beppe Grillo, quando scende in piazza, divide sempre l'opinione pubblica, nel bene e nel male. Stavolta la piazza è diversa, non è quella dominata da giovani vogliosi di innovazione e giustizia, non è il classico raduno o un v-day qualsiasi. Il comico genovese dopo la raccolta firme,stimata a 350000 firmatari, parla al Senato italiano ed è tutt'altra cosa;tre sono i punti toccati: nessun condannato in Parlamento,limite di due legislature per ogni parlamentare ed elezione nominale del candidato. Ci sono voluti due anni prima che Grillo potesse parlare al Senato, il che è scandaloso perché in quest'arco di tempo quelle 350000 persone che hanno firmato non hanno avuto ascolto da nessuna delle istituzioni. Forse in una normale democrazia non c'era nemmeno bisogno di una raccolta firme, perché a mio parere è impensabile avere una democrazia efficiente senza questi tre accorgimenti: come ripete Grillo, è uno scandalo che in Italia ci siano 20 parlamentari condannati in via definitiva, che a scegliere i parlamentari siano i capi gruppo e non gli italiani,che da 15 anni ci sia sempre la stessa gente in Parlamento. Quello che dovrebbe essere normale diventa per noi paradossalmente difficile da ottenere, forse utopistico. L'informazione dovrà giocare un ruolo chiave sul nuovo corso politico che Grillo e credo la maggior parte degli italiani vogliono intraprendere.L'informazione nazionale prima o poi prenderà posizione: appoggiare Grillo, con tutto quello che ne consegue, o rimanere fedeli ai "vecchi" politici? Le tre riforme proposte da Grillo sono di per così scontate e normali che qualsiasi giornalista e di destra e di sinistra condividerebbe senza indugi, ma all'atto pratico l'informazione non si cura di ciò facendo in modo che il cittadino venga distolto con altre notizie meno importanti. Il messaggio che Grillo vuole trasmettere alla nazione è che in politica ci vuole trasparenza, perché sono gli italiani, non i partiti, padroni dello stato. Si potranno mai applicare queste tre piccole modifiche alla legge elettorale?Il primo passo va a sensibilizzare i cittadini con una corretta informazione. Se invece quello di Grillo sarà solo un fuoco di paglia che è destinato col tempo a spegnersi, allora davvero l'Italia non cambierà mai. Troppe cose ci sarebbero da dire, mi limito a dare un giusto spazio ad un uomo che potrà essere un sognatore, un utopistico o chicchessia, ma almeno difende una normalità che tanto normale in Italia non è.

lunedì 8 giugno 2009

Il masochismo della sinistra


Uno dei pochi dati certi sulle elezioni europee del 6 e 7 giugno è che la sinistra radicale, dominata da quei geni comunisti che a modo loro vogliono fare i temerari, si è suicidata con le sue stesse mani. Divisi in sigle,siglette e in quant'altro sono riusciti a non superare lo sbarramento del 4%. La scelta della divisione ancora non è molto chiara, l'ideologia è una sola, le teste "calde" purtroppo sono tante. Si poteva mettere da parte l'orgoglio e le divisioni che possono essere un motivo in più di coesione se risolte reciprocamente e dovevano essere risolte senza dubbio con la scelta di un leader appoggiato da tutti, capace di farsi sentire in un'Italia dove si cerca in tutti i modi di affermare un bipartitismo però a quanto pare invano,visto le recenti elezioni europee. Se Prc-Pdci e Sinistra e Libertà avessero corso insieme, avrebbero preso il 6,50%, come l'UDC di Casini. Cosa avranno gli elettori comunisti di tutto ciò? Assolutamente nulla. Niente rappresentanti in Europa, niente rivalsa nazionale, insomma i comunisti in Italia rimangono con un pugno di mosche. Non avere una sinistra estrema nè al Parlamento italiano nè in quello europeo è grave ed è bene che anche i genealoidi comunisti lo capiscano: perchè farsi del male dopo la batosta alle elezioni nazionali? Misteri politici, che noi comuni cittadini non capiremo mai.