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sabato 17 settembre 2011
Marx si sarebbe rivoltato nella tomba
Cosa significa essere poveri nel senso "Marxiano" del termine? Qualcuno me lo spieghi, perché dire di essere poveri con 145mila euro all'anno è inaccettabile, soprattutto se detto da un parlamentare. Non mi addentro nella discussione sui privilegi della casta, dalla pensione anticipata ai buoni pasto in mensa, ormai è cosa risaputa. Vorrei attenzionare più un altro fatto, che dimostra ancora una volta come la Lega, così come buona parte dei politici italiani, mistifichino la realtà: il video finisce infatti sul più bello, perché dopo,cercando di difendere la sua "teoria della povertà", Castelli prosegue affermando che in realtà i parlamentari fanno parte della classe media, in quanto prenderebbero a suo dire,con un calcolo abbastanza approssimativo ( e alquanto errato), 4/5 mila euro al mese. Il signor Castelli dovrebbe sapere meglio di me, visto che è laureato in ingegneria, anche se non ci vuole una laurea per fare una semplice moltiplicazione, che 5000 x 12 non fa 145000! Allora mi chiedo, ha sbagliato volutamente per valorizzare la sua stramba teoria, o ha davvero seri problemi con la matematica? Non so quale tra le due ipotesi sia la più paurosa.
Per chi volesse, il filmato intero è visibile sul sito di La7.
lunedì 14 febbraio 2011
Ecco un buon motivo per cui il governo dovrebbe cadere
Lasciando perdere il caso Ruby e tutto quello che ne consegue, reputo che la manifestazione di ieri sia stato un chiaro sintomo di malessere popolare, che trascende dalla moralità del premier o dalla morbosità dei suoi fidi alleati sparsi in tv pronti a difenderlo categoricamente, spesso arrampicandosi sugli specchi a qualunque accusa o dubbio legittimo. Il problema di fondo è che ormai siamo stanchi di questa situazione, che si protrae ormai da diversi mesi: gli scandali sessuali possono sì creare audience, ma finiscono con l'esaurimento nervoso di chi è costretto a sentirli continuamente, senza che si parli di qualcosa di concreto che vada oltre alle partecipazioni del circolo di prostitute che frequentavano (frequentano? ) Arcore a determinate serate di discoteche. Non possiamo dare più importanza ad una prostituta che a quello che si fa in Parlamento. Rettifico, a quello che non si fa. Sì, perché l'attività parlamentare nell'ultimo anno è crollata drasticamente: se si pensa alla crisi di maggioranza, alla casa di Montecarlo,ad Antigua, a Noemi prima e Ruby poi, i parlamentari hanno avuto le ferie prolungate fino ad ora, se non si considera qualche seduta di rito, tanto per dire: noi ci siamo! In 44 giorni è stata sfornata una sola legge, ovvero la conversione in legge di un decreto approvato dal governo a novembre dello scorso anno sui rifiuti della Campania. Il calendario è ricco: discussioni di interrogazioni, qualche mozione e proposte di leggi che non hanno speranza di passare. Nei 409 giorni trascorsi dal primo gennaio del 2010 l'Aula di Montecitorio si è riunita in 171 occasioni. Ancora più sporadicamente quella di Palazzo Madama. Dove i giorni di seduta sono stati 129. Il Parlmanto inoltre dovrebbe essere il catalizzatore di tutto quel lavoro fatto nelle commissioni, invece zero totale. Di tutto ciò i parlamentari ne sono ben consapevoli. Il leghista Matteo Brigandì, per esempio: «Mi dimetto perché non ha più alcun senso fare il parlamentare. Le Camere sono state svuotate di ogni loro funzione. Non hanno più alcun potere di iniziativa legislativa e sono state messe nella condizione di fare solo il notaio del governo», ha dichiarato un giorno. Ma poi è rimasto onorevole fino a quando non è stato nominato dallo stesso parlamento nel Consiglio superiore della magistratura. Per non parlare del recordman assoluto degli assenteisti, Antonio Gaglione, che è sbottato: «Stare in Parlamento è un lavoro frustrante, una perdita di tempo e una violenza contro la persona». Dimettendosi subito dopo dal partito, il Pd. Ma in Parlamento ci è rimasto. In un paese normale, già questo dovrebbe bastare per staccare la spina al governo, invece no; noi italiani ancora aspettiamo l'esito della magistratura per sapere se il nostro premier si è fatto una scopata con una minorenne o meno e in base a questo cadrà o resterà a vegetare il governo. Andiamo bene.
lunedì 31 gennaio 2011
Non è un paese per giovani, ma lo sarà, si spera

La mia allergia per i politicanti è molto attiva in questo periodo. Nessuno escluso. Credo che la nostra classe dirigente sia vecchia, all'antica, dominata dai professionisti della politica, categoria che deve essere superata da uno svecchiamento del Parlamento. Insomma è ora di dare spazio ai giovani; forse sono di parte, ho 17 anni, ma mi sento ostaggio di questo sistema vecchio e logoro, fatto dai paroloni quotidiani deficit, disoccupazione, debito, compromesso, coalizione e via dicendo. E penso che questo pensiero lo condividano in molti, più o meno giovani. Si spara a zero sulle generazioni future, considerandole incapaci,superficiali, inesperienti.
L'inesperienza, il vero tallone di Achille del giovane, nel lavoro e nella politica. L'esperienza la si acquista col tempo, non è una dote innata, allora perché non far fare le "ossa" ai giovani? Se si ragionasse così, l'esperienza ce la scordiamo anche a 40 anni . "Novi homines" fatevi avanti, l'Italia vi aspetta! Milano o meglio il Movimento Cinque Stelle ha dato un segnale forte, candidando come sindaco il ventenne Mattia Calise che frequenta scienze politiche alla Statale di Milano. Verrà aiutato naturalmente da gente più esperta del movimento; la politica è una brutta bestia e si rischia di essere divorato da un momento all'altro. Da anni si è abusato del "compromesso", pratica politica che non disdegno ma che se la si usa troppo, si finisce col perdere il vero senso della politica: amministrare il bene pubblico. L'idea del ventenne sindaco mi affascina parecchio: un ventenne sindaco di Milano? Ci pensate? Utopia? No, però diciamo che non siamo ancora pronti. Il M5S ha lanciato il sasso, dobbiamo avere il coraggio di non ritrarre la mano.
mercoledì 15 dicembre 2010
Vacche, casinari e prosatori: la novella italiana

Cosa è successo realmente il 14 Dicembre in Italia:
- Si andrà a votare se non si allarga la maggioranza (ergo se non si trovano altre "vacche" da comprare). Benchè le vie de Papi siano infinite, all'incirca ne dovrebbe comprare una decina, forse fin troppo amorale anche per uno come lui.
- Berlusconi,nonostante tutto, ha dato una sterzata al nostro "Ancien Regime" della politica,da Fini a Casini,da Rutelli a D'Alema. Ha vinto la battaglia, una mano,non la guerra, non la partita decisiva,ma ha pur sempre vinto.
- Tutti i partiti già sono in campagna elettorale da due mesi, la sfiducia è stata una farsa.
- La manifestazione violenta a Roma è un primo segnale del malessere del paese. In piazza non c'erano solo i casinari.
- Il Pd ha paura dei suoi stessi elettori, vive in uno stato di coma vegetativo che neanche il "prosatore" Vendola forse potrà cancellare.
- Il terzo polo, un misto di democristiani e fascistelli, mi fa ancora più paura del Pdl.
- L'IDV ha le sue mele marce e vanno debellate, già dalle prossime elezioni.
- La Lega, vada come vada, sembra che sia sempre più potente.
- 1867,398 miliardi di euro è il nuovo record del debito pubblico, questo dato è ancor più significante dell'ascesa dei leghisti, della scomparsa della sinistra italiana, delle prostitute di alto borgo che vendono il proprio voto al maggior offerente.
lunedì 13 dicembre 2010
La Costituzione fai da te

Leggendo qua e là qualche articolo della nostra tanto discussa Costituzione ho notato delle incongruenze tra ciò che è stato scritto circa 60 anni fa e l'attuale realtà italiana. Ve ne riporto alcune.
Art. 1 "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro".
Art. 4 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto".
Art. 36. "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa".
Il lavoro oggi in Italia, partiamo da questo. La situazione è drammatica: più si va avanti col tempo, e più il tasso di disoccupazione aumenta. Gli ammortizzatori sociali non possono essere la cura definitiva. "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro". Oggi è davvero un nostro diritto? Sembra quasi che stia diventando più un privilegio e un "bene di lusso". Lo stato come promuove "le condizioni che rendano effettivo questo diritto"? La risposta è il precariato, l'umiliazione del lavoro e del lavoratore. E soprattutto, con 1100euro al mese viene garantita "un'esistenza libera e dignitosa"?
Art. 3 "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge".
Vaglielo a spiegare ad Alfano.
Art. 9 "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".
“ Con la cultura non si mangia “ Giulio Tremonti Ministro dell'Economia e delle Finanze della Repubblica, venerdì 8 ottobre 2010.
Art. 10 "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge".
Noi chiudiamo le frontiere senza se e senza ma.
Art. 11 "L'Italia ripudia la guerra".
Se la guerra si chiama missione di pace, allora è diverso. Da ricordare i 34 militari italiani morti in Afghanistan dall’inizio della missione Isaf, nel 2004.
Art. 21 "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". Forse il proprietario della libreria di Palermo "Altroquando" ha confidato troppo su questo articolo quando Domenica 3 Ottobre 2010 in vetrina espone un cartello con su scritto "I love Milingo" in occasione della visita del Pontefice a Palermo . Rapida è stata la risposta delle istituzioni: via il cartello e per non farsi mancare nulla hanno pure sequestrato le locandine della mostra “La Papamobile del futuro” da tre giorni allestita presso la stessa libreria. I mass media hanno preferito omettere la notizia. Qui il video. (Inoltre è stato pure violato l' Art. 14.che recita "Il domicilio è inviolabile").
Art. 40. "Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano". Scioperare non è un diritto secondo il vice questore di Brescia Emanuele Ricifari, molto noto per la sua "diplomazia". Dimissioni? Neanche per idea, si sa che il compito del questore o del suo vice è quello di creare disordini e non di reprimerli.
Art. 53. "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".
Cosa fa il Governo? Lo Scudo fiscale, bella risposta agli evasori!
E infine, dulcis in fundo: Art. 54. "Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge". “La formulazione dell'articolo 41 e seguenti risente delle implicazioni sovietiche che fanno riferimento alla cultura e alla costituzione sovietica da parte dei padri che hanno scritto la Costituzione” Silvio Berlusconi 12/4/2003. ”Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”. ” Il tricolore lo metta al cesso, signora ”. “Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore " Umberto Bossi, Ministro per le Riforme Istituzionali, 26 luglio e 14 settembre 1997.
Ricordo che il Senatùr ha giurato sulla Costituzione.
lunedì 25 ottobre 2010
Quando le vacanze sono troppo poche...

È un duro lavoro fare il deputato. Votazioni, commissioni, mozioni, appelli, non si ha mai tempo per se stessi e per la famiglia. Non bastano mica i 5 mila euro di stipendio mensile, sommati agli 8 mila euro tra spese di rappresentanza e diaria, più i vari privilegi quali l'assegno di fine mandato equivalente all'80% dell'importo mensile con indennità per ogni anno dimandato o frazione non inferiore a 6 mesi,l'assegno vitalizio tra il 25% e l’80% d'indennità parlamentare, rimborso annuale per viaggi all'estero (per studio o attività connesse all’attività parlamentare) equivalente a 3.100,00 euro,rimborso annuo spese telefoniche 3.098,74 euro, 574.215 auto blu, sconti nei cinema,teatri, in manifestazioni sportive e altri privilegi che non sto qui a dire.
Il problema è serio e va risolto. Come? Semplice, prendendosi una vacanza di 20 giorni. Sì, perchè è questo quello che stanno facendo. Il Parlamento chiude i battenti per mancanza di leggi da approvare. Sembra un paradosso, visto che l'economia va a rilento, anzi proprio non va, molte fabbriche chiudono, il precariato è in costante aumento, Napoli deve affrontare l'ennesimo problema rifiuti e chi più ne ha più ne metta. Il tutto scorre nell'indifferenza e nella disinformazione a cui ormai siamo abituati. La maggioranza prima c'è, poi viene rimessa in discussione; l'opposizione vive nell'ombra, proprio come i loro pseudo ministri tanto cari a Veltroni. "E io pago" direbbe Totò, paghiamo sì, certamente troppo per quello che riceviamo in cambio. I nostri parlamentari sono i più pagati d'Europa, questo ormai penso che sia risaputo. Il dato è ancora più significativo se paragonato ad altri stati europei, che stanno meglio di noi ( e non sono pochi). Per fare solo un esempio, la presidenza tedesca sulle casse pubbliche pesa per 18 milioni e mezzo di euro: un ottavo rispetto alla nostra. Inverosimilmente, l'efficienza politica in Italia è inversamente proporzionale al suo costo; noi Italiani siamo unici pure in questo.
martedì 19 ottobre 2010
La normalità si addice alle scimmie, non all'uomo
| « Le altre parti del mondo hanno le scimmie; l'Europa ha i francesi. La cosa si compensa » ( Arthur Schopenhauer, L'arte d'insultare ) |
Saranno pure scimmie per Arthur Schopenhauer, ma i nostri "cugini" quando c'è da scendere in piazza per protestare e difendere i loro diritti si trasformano in leoni. Sette giorni di sciopero, vaglielo a dire a Cgl, Cisl, Uil e compagnia bella, si metterebbero le mani in testa. Tutta la Francia è bloccata, dal sistema scolastico alle vie di comunicazione, dalle raffinerie al trasporto merci. Motivo della severa contestazione è la riforma delle pensioni, che prevede l'innalzamento dell'età pensionabile da 60 a 62 anni. Ma in realtà è una vera e propria contestazione contro il governo di Sarkozy. Adesso mi chiedo, noi cosa aspettiamo a protestare? Che passi il lodo Alfano? Che vengano ancora fatti tagli all'istruzione? Che venga nuovamente alzata l'età pensionabile? Cosa? Quello che facciamo noi italiani non può essere considerato nè ora nè mai sciopero; la nostra è piuttosto una passeggiata per le vie del centro all'insegna del caffè preso al bar con gli amici,una sfilata con striscioni e bandiere (rosse preferibilmente) del sindacato o di un partito. Siamo pochi perché disorganizzati, siamo guidati da mille sindacati quando il fine della protesta dovrebbe essere unico, cantiamo cori passati, siamo tante voces clamantes in deserto. Ma la questa solitudine, questo stato comatoso, ce lo siamo creati noi, ce lo meritiamo. Siamo tante pecorelle smarrite, peccato che i "pastori" sono così tanti che risulta impossibile seguire una via comune. Mentre i nostri politicanti se la ridono, un metalmeccanico va in cassa integrazione e contemporaneamente un insegnante e uno studente protestano. Allora c'è da chiedersi se facciamo parte tutti dello stesso stato a questo punto, perché non ha senso spezzettare la protesta, si perderebbe l'efficacia.Un aspetto che mi interessa sottolineare è l'apatia degli italiani su tutto quello che succede nel "palazzo": la nostra condizione di frustrazione si protrae per così tanti anni che ormai consideriamo normale ciò che non lo è, ci adattiamo a tutto, ma è un pragmatismo negativo, che spegne gli animi e ne azzera la vitalità politica. Tomasi di Lampedusa aveva perfettamente ragione, a malincuore, l'Italia è destinata a "sicilianizzarsi". Lo sciopero non lo viviamo più come occasione per cambiare le cose, per ottenere più diritti: protestiamo perchè sappiamo che qualcosa non va per il verso giusto, ma ci limitiamo solo al gesto,al valore simbolico, consci del fatto che il domani sarà tutto come prima e si ritorna a lavorare, come se nulla fosse accaduto. Non riusciamo a dare il giusto peso alla nostra protesta, nemmeno crediamo fino in fondo all'utilità dello sciopero. Lo facciamo solo perchè lo dobbiamo fare; siamo pure in grado di "normalizzare" uno sciopero.
Caro mio Schopenhauer, le scimmie non sono se mai i francesi, siamo noi italiani.
venerdì 8 ottobre 2010
Bianco,nero e grigio.

O sei dentro o sei fuori, bianco o nero, non esiste varietà di grigio che tenga. Come è giusto che sia in determinati periodi storici, e il nostro lo è in certi punti di vista. La nostra evoluzione politica, se così la possiamo chiamare, non si limita più ai partiti, destra ,sinistra,centro e chi più ne ha più ne mette. Siamo così evoluti, noi italiani, che ormai ci classifichiamo in berlusconiani e anti-berlusconiani, 16 anni così, buttati nella mediocrità di una politica che non sa dare più delle risposte. Si è creato lo stereotipo dell'homo novus, del self made men berlusconiano, ma non si ci domanda quale prezzo stiamo pagando. Siamo ormai superficiali, impasticcati di "modelli" di vita perfetti, la velina, il magnate, i soldi, il potere,il sesso. Tutto questo affascina, senza dubbio.
Sei con noi o con loro? Con i "giustizialisti" (il contrario di destra è la sinistra, il contrario di Berlusconi non può che essere la giustizia ndr) o con i berlusconiani? La nostra piattezza sta nella riduzione della politica a questo schifo. Non è più l'idea che domina un partito, è il leader che detta l'idea, che non nasce quindi da un principio di fondo comune, ma dalla necessità del momento. Il risultato è che la dialettica politica si è ridotta al "randellaggio" mediatico nei confronti dei dissidenti del "partito dell'amore" (per chi non lo sapesse è il Pdl ) , all'attacco continuo della magistratura, alla compravendita di deputati, al far chiudere Annozero perché fazioso ecc. Poi ci sono partiti che non hanno né l'idea, né il leader che possa dettarne una, Pd docet, ma non è giusto inferire sui morti. Al centro, c'è il buon vecchio ostello dei vecchi democristiani, il nostro caro amato Udc, della serie, per citare un proverbio siciliano, "l'erba tinta non mori mai" (l'erba cattiva non muore mai). Manca all'appello la Lega, che è l'incarnazione della demagogia popolare, forza politica molto pericolosa se riesce ad espandersi anche nelle regioni per antonomasia di sinistra, come la Toscana e l'Emilia Romagna. Tutto il resto è noia per dirla alla Califano. Allora con chi stare? Col bianco o col nero? Ma chi rispecchia davvero il bianco e il nero oggi in Italia?Non so voi, ma io preferisco colori più vivaci.
mercoledì 6 ottobre 2010
Pubblicità nelle scuole, risorsa o male?
E' risaputo che la pubblicità nelle scuole pubbliche italiane è sempre stato un tabù. Ma i tempi adesso sono cambiati: come fanno le scuole dopo i continui tagli ad andare avanti? Semplice, si autofinanziano col marketing lì dove la legge lo consente. Si sono moltiplicati negli ultimi anni i casi di finanziamento da parte di ditte private in ambito scolastico. Il fautore di questa iniziativa è stato l’istituto superiore Carlo dell’Acqua di Legnano, in provincia di Milano, che ha indetto un bando di 20 mila euro per restaurare un affresco. Altre scuole in provincia di Roma sembrano muoversi in questa direzione; mancano banchi e sedie?No problem, c'è l'Ikea! Infatti, ad arredare le classi della scuola elementare Torricella Nord (periferia romana), ci ha pensato il colosso dei mobili low cost per un totale di 50 sedie, 50 banchi e due cattedre.Un altro esempio è l'istituto Thouar-Gonzaga di Milano che espone striscioni con il nome delle ditte che hanno fornito i materiali per il rinnovo. Così la scuola italiana si avvicina sempre di più a quella americana, dove la pubblicità è presente da decenni: le aziende in questione firmano dei veri e propri contratti con i quali le società possono fornire materiale didattico o qualsiasi altro supporto di competenza. I giovani sono una fetta di mercato molto appetibile, sarebbe un peccato per i pubblicitari non sfruttare quest'occasione. Cerchiamo di concretizzare il tutto attenzionando la situazione della nostra scuola: non dico che si può finanziare la costruzione della palestra con il solo aiuto di privati, che con varie clausole e aiuti economici potrebbero convincersi a investire, ma potrebbe essere già un buon inizio. Passiamo ad altro, i computer. Potremmo prendere i computer di aziende private destinati alla "rottamazione" e in cambio pubblicizzare la società stessa. Anche se abbiamo già un buon apparato di computer nell'aula informatica, uno in più soprattutto in biblioteca non farebbe male a nessuno. E non solo sarebbero destinati per la biblioteca, perché no anche per le singole classi che avrebbero così la possibilità di utillizzare supporti informatici durante le lezioni. Questo è solo un esempio pratico, ma se ne possono fare altri, tutti molto fattibili : vedi la 20mega,un posteggio decente per i motorini, un (vero) bar della scuola o l'acquisizione di materiale didattico. Probabilmente questa idea non sarà ben accolta dal consiglio d'istituto, è ancora viva la concezione tra presidi e insegnanti di una scuola pubblica in quanto tale. Ma bisogna adattarsi ai tempi che cambiano, la nostra non è più una scuola pubblica per il fatto che chi vuole il meglio sceglie il privato. La scuola pubblica per ora non ha il supporto dello stato per garantire il meglio, è trascurata e declassata, l'unica via da percorrere è l'autofinanziamento.
mercoledì 16 dicembre 2009
Paese immobile

Parliamoci chiaro, il nostro è un paese immobile. E pure ci "sguazziamo" nel nostro fango, ci piace denigrare, infamare ed essere sempre in polemica, forse è nel nostro DNA, non so, ma la questione è grave: ormai è da mesi che non si parla altro di prostitute ad alto costo (le cosiddette escort), di trans, di mafiosi che da un giorno all'altro hanno una crisi mistica, di divorzi e gossip. I giornali non sono più organo d'informazione ma strumenti delle varie fazioni politiche, e di certo non contribuiscono alla distensione degli animi. Il risultato è che ormai siamo in campagna elettorale e questo non giova sicuramente al paese, anzi, uno scontro politico così feroce reca solo del danno e noi non ci possiamo permettere di restare indietro. Addirittura il Pdl già in ottica elezioni, chiede al Pd, in seguito alle recenti polemiche con Di Pietro, di stroncare qualsiasi tipo di alleanza con l'Idv, come se fossimo in campagna elettorale. Questo è emblematico ed inquietante. Il messaggio dato dalla politica è chiaro: le riforme e la risoluzione dei problemi passano in secondo piano, prima le alleanze e lo scontro politico. E non mi stupisco dunque se poi avvengono gesti come quello avvenuto a Milano domenica, la frustrazione di un cittadino porta a fare questo e altro ancora; attenti, non sottovalutiamo la faccenda. Il disagio sociale c'è e si fa sentire, e chi non ha nulla da perdere può fare anche gesti più estremi. Tartalgia oltre che un uomo con seri problemi mentali è anche un cittadino italiano, che ha agito anche con cognizione di causa. Ora basta con le chiacchiere: si rischia davvero di incorrere in un clima di odio e di tensione più di quanto già non lo sia.
mercoledì 14 ottobre 2009
Fatemi capire
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Da giorni ormai è stata lanciata una nuova "associazione" di cui non riesco a capire determinati punti: Italia Futura. Cito la definizione, trovata nel sito :Italia futura è un’associazione nata per promuovere il dibattito civile e politico sul futuro del paese.È uno strumento di mobilitazione libero, agile e trasparente che vuole dar voce a chi non si rassegna a contribuire alla vita pubblica solo il giorno delle elezioni. Luca Cordero di Montezemolo, il fondatore, precisa che non è né un partito né un oscuro complotto dei salotti buoni.«In Italia - ha spiegato ancora il presidente della Fiat - viviamo una situazione paradossale. Alcuni settori della maggioranza gridano al golpe mentre un pezzo dell’opposizione denuncia il regime. Nel frattempo lo Stato sembra essere ogni giorno più debole». «Forse dietro tutto questo clamore - osserva Montezemolo - si nasconde la difficoltà ad affrontare i problemi reali del Paese». Parole giustissime quest'ultime, c'è una tale confusione che non si riesce a distinguere la verità dal falso, è un continuo tira e molla che scredita l'Italia. Se l'opposizione dice che 2+2 è uguale a 4, non è detto la maggioranza dica lo stesso, o viceversa. E in questo clima di perenne opposizione tra i due poli, nasce dal nulla questa associazione, senza dubbio capitalista e progressista, che secondo molti farà parte del grande centro che si verrà a formare a breve. Si parla di Fini, Casini, più il già noto Montezemolo e il banchiere Draghi. Poteri forti, che se confluiscono in un'unica via porterebbero un cambiamento significativo alla politica italiana. Si può chiamare fantapolitica, ma non lo è più di tanto: non mi stupirei se Italia Futura da associazione si trasformasse in partito,solo il tempo ci darà delle risposte certe. Forse avrebbe più senso il partito in sé che l'associazione che ha poco da dire ai fini pratici, ma questo non sta a me deciderlo. Se davvero si dovesse decidere per la fondazione di un partito di centro solido e compatto, non c'è Berlusconi o Franceschini che tenga.
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