Lasciando perdere il caso Ruby e tutto quello che ne consegue, reputo che la manifestazione di ieri sia stato un chiaro sintomo di malessere popolare, che trascende dalla moralità del premier o dalla morbosità dei suoi fidi alleati sparsi in tv pronti a difenderlo categoricamente, spesso arrampicandosi sugli specchi a qualunque accusa o dubbio legittimo. Il problema di fondo è che ormai siamo stanchi di questa situazione, che si protrae ormai da diversi mesi: gli scandali sessuali possono sì creare audience, ma finiscono con l'esaurimento nervoso di chi è costretto a sentirli continuamente, senza che si parli di qualcosa di concreto che vada oltre alle partecipazioni del circolo di prostitute che frequentavano (frequentano? ) Arcore a determinate serate di discoteche. Non possiamo dare più importanza ad una prostituta che a quello che si fa in Parlamento. Rettifico, a quello che non si fa. Sì, perché l'attività parlamentare nell'ultimo anno è crollata drasticamente: se si pensa alla crisi di maggioranza, alla casa di Montecarlo,ad Antigua, a Noemi prima e Ruby poi, i parlamentari hanno avuto le ferie prolungate fino ad ora, se non si considera qualche seduta di rito, tanto per dire: noi ci siamo! In 44 giorni è stata sfornata una sola legge, ovvero la conversione in legge di un decreto approvato dal governo a novembre dello scorso anno sui rifiuti della Campania. Il calendario è ricco: discussioni di interrogazioni, qualche mozione e proposte di leggi che non hanno speranza di passare. Nei 409 giorni trascorsi dal primo gennaio del 2010 l'Aula di Montecitorio si è riunita in 171 occasioni. Ancora più sporadicamente quella di Palazzo Madama. Dove i giorni di seduta sono stati 129. Il Parlmanto inoltre dovrebbe essere il catalizzatore di tutto quel lavoro fatto nelle commissioni, invece zero totale. Di tutto ciò i parlamentari ne sono ben consapevoli. Il leghista Matteo Brigandì, per esempio: «Mi dimetto perché non ha più alcun senso fare il parlamentare. Le Camere sono state svuotate di ogni loro funzione. Non hanno più alcun potere di iniziativa legislativa e sono state messe nella condizione di fare solo il notaio del governo», ha dichiarato un giorno. Ma poi è rimasto onorevole fino a quando non è stato nominato dallo stesso parlamento nel Consiglio superiore della magistratura. Per non parlare del recordman assoluto degli assenteisti, Antonio Gaglione, che è sbottato: «Stare in Parlamento è un lavoro frustrante, una perdita di tempo e una violenza contro la persona». Dimettendosi subito dopo dal partito, il Pd. Ma in Parlamento ci è rimasto. In un paese normale, già questo dovrebbe bastare per staccare la spina al governo, invece no; noi italiani ancora aspettiamo l'esito della magistratura per sapere se il nostro premier si è fatto una scopata con una minorenne o meno e in base a questo cadrà o resterà a vegetare il governo. Andiamo bene.
lunedì 14 febbraio 2011
Ecco un buon motivo per cui il governo dovrebbe cadere
Lasciando perdere il caso Ruby e tutto quello che ne consegue, reputo che la manifestazione di ieri sia stato un chiaro sintomo di malessere popolare, che trascende dalla moralità del premier o dalla morbosità dei suoi fidi alleati sparsi in tv pronti a difenderlo categoricamente, spesso arrampicandosi sugli specchi a qualunque accusa o dubbio legittimo. Il problema di fondo è che ormai siamo stanchi di questa situazione, che si protrae ormai da diversi mesi: gli scandali sessuali possono sì creare audience, ma finiscono con l'esaurimento nervoso di chi è costretto a sentirli continuamente, senza che si parli di qualcosa di concreto che vada oltre alle partecipazioni del circolo di prostitute che frequentavano (frequentano? ) Arcore a determinate serate di discoteche. Non possiamo dare più importanza ad una prostituta che a quello che si fa in Parlamento. Rettifico, a quello che non si fa. Sì, perché l'attività parlamentare nell'ultimo anno è crollata drasticamente: se si pensa alla crisi di maggioranza, alla casa di Montecarlo,ad Antigua, a Noemi prima e Ruby poi, i parlamentari hanno avuto le ferie prolungate fino ad ora, se non si considera qualche seduta di rito, tanto per dire: noi ci siamo! In 44 giorni è stata sfornata una sola legge, ovvero la conversione in legge di un decreto approvato dal governo a novembre dello scorso anno sui rifiuti della Campania. Il calendario è ricco: discussioni di interrogazioni, qualche mozione e proposte di leggi che non hanno speranza di passare. Nei 409 giorni trascorsi dal primo gennaio del 2010 l'Aula di Montecitorio si è riunita in 171 occasioni. Ancora più sporadicamente quella di Palazzo Madama. Dove i giorni di seduta sono stati 129. Il Parlmanto inoltre dovrebbe essere il catalizzatore di tutto quel lavoro fatto nelle commissioni, invece zero totale. Di tutto ciò i parlamentari ne sono ben consapevoli. Il leghista Matteo Brigandì, per esempio: «Mi dimetto perché non ha più alcun senso fare il parlamentare. Le Camere sono state svuotate di ogni loro funzione. Non hanno più alcun potere di iniziativa legislativa e sono state messe nella condizione di fare solo il notaio del governo», ha dichiarato un giorno. Ma poi è rimasto onorevole fino a quando non è stato nominato dallo stesso parlamento nel Consiglio superiore della magistratura. Per non parlare del recordman assoluto degli assenteisti, Antonio Gaglione, che è sbottato: «Stare in Parlamento è un lavoro frustrante, una perdita di tempo e una violenza contro la persona». Dimettendosi subito dopo dal partito, il Pd. Ma in Parlamento ci è rimasto. In un paese normale, già questo dovrebbe bastare per staccare la spina al governo, invece no; noi italiani ancora aspettiamo l'esito della magistratura per sapere se il nostro premier si è fatto una scopata con una minorenne o meno e in base a questo cadrà o resterà a vegetare il governo. Andiamo bene.
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