"Adesso se ne stava lì,nel crepuscolo,con la sua valigetta di tela bigia e guatava l'aspetto privo di qualsiasi civetteria della strada in mezzo alla quale era stato scaricato;l'iscrizione "Corso Vittorio Emanuele" che con i suoi caratteri azzurri su fondo bianco ornava la casa in sfacelo che gli stava di fronte, non bastava a convincerlo che si trovasse in un posto che dopo tutto era la sua stessa nazione;e non osava rivolgersi ad alcuno dei contadini addossati alle case come cariatidi,sicuro di non esser compreso e timoroso di ricevere una gratuita coltellata nelle budella su che gli erano care benché sconvolte."Giuseppe Tomasi di Lampedusa docet. I tempi sono cambiati, non siamo più nell'Ottocento, non ci sono più briganti e contadini male intenzionati, ma alcune analogie rimangono,creando un sodalizio tra passato e presente difficile da spezzare. Adesso immaginiamo un viaggio di un piemontese in Sicilia però nel XXI secolo. Prima tappa: il viaggio. Se fatto con l'aereo,quando si è fortunati,scioperi permettendo, tutto va bene, ma se col treno le cose si complicano. Ore e ore di strada, e a pensare che fino a Roma si procede a ritmi normali. Da Roma in giù è la fine. Arrivati a Messina si decide di andare a Catania: si parte col treno, si sa quando si parte non si sa quando si arriva. La tratta Messina-Siracusa ha un solo binario, quindi fra coincidenze e treni merci una tratta di 90km circa si trasforma in un incubo. Seconda tappa: l'arrivo a Catania. Se a prima vista può sembrare un luogo ben tenuto e civile, basta spostarsi di pochi chilometri in direzione sud per ricredersi immediatamente: interi quartieri abbandonati, immondizia che spadroneggia sulle strade che sono in realtà vicoli asfaltati alla rinfusa, case popolari di cattivo gusto esteriore (per usare un eufemismo),mancanza di illuminazione,zone controllate "alla luce del sole" da associazioni criminali, che nell'Ottocento si chiamavano briganti, e che adesso si chiama mafia. A Catania si vede il frutto di una cattiva politica che è iniziata ormai da decenni, ma che ha radici ancora più profonde: forse è vero quello che dice il principe Fabrizio di Salina ; "i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti:la loro vanità è più forte della loro miseria". Visione pessimistica, ma purtroppo riscontrata ancora oggi. Ci sono le eccezioni,senza dubbio;ci sono i miglioramenti, anche questo non si può discutere. Ma resta una certezza: da millenni la Sicilia rimane una colonia, vedi perché i siciliani non hanno mai avuto la forza di reagire vedi perché non hanno mai voluto averla.
venerdì 3 luglio 2009
Un piemontese ospite dai Vicerè
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