martedì 19 ottobre 2010

La normalità si addice alle scimmie, non all'uomo


« Le altre parti del mondo hanno le scimmie; l'Europa ha i francesi. La cosa si compensa » ( Arthur Schopenhauer, L'arte d'insultare )

Saranno pure scimmie per Arthur Schopenhauer, ma i nostri "cugini" quando c'è da scendere in piazza per protestare e difendere i loro diritti si trasformano in leoni. Sette giorni di sciopero, vaglielo a dire a Cgl, Cisl, Uil e compagnia bella, si metterebbero le mani in testa. Tutta la Francia è bloccata, dal sistema scolastico alle vie di comunicazione, dalle raffinerie al trasporto merci. Motivo della severa contestazione è la riforma delle pensioni, che prevede l'innalzamento dell'età pensionabile da 60 a 62 anni. Ma in realtà è una vera e propria contestazione contro il governo di Sarkozy. Adesso mi chiedo, noi cosa aspettiamo a protestare? Che passi il lodo Alfano? Che vengano ancora fatti tagli all'istruzione? Che venga nuovamente alzata l'età pensionabile? Cosa? Quello che facciamo noi italiani non può essere considerato nè ora nè mai sciopero; la nostra è piuttosto una passeggiata per le vie del centro all'insegna del caffè preso al bar con gli amici,una sfilata con striscioni e bandiere (rosse preferibilmente) del sindacato o di un partito. Siamo pochi perché disorganizzati, siamo guidati da mille sindacati quando il fine della protesta dovrebbe essere unico, cantiamo cori passati, siamo tante voces clamantes in deserto. Ma la questa solitudine, questo stato comatoso, ce lo siamo creati noi, ce lo meritiamo. Siamo tante pecorelle smarrite, peccato che i "pastori" sono così tanti che risulta impossibile seguire una via comune. Mentre i nostri politicanti se la ridono, un metalmeccanico va in cassa integrazione e contemporaneamente un insegnante e uno studente protestano. Allora c'è da chiedersi se facciamo parte tutti dello stesso stato a questo punto, perché non ha senso spezzettare la protesta, si perderebbe l'efficacia.
Un aspetto che mi interessa sottolineare è l'apatia degli italiani su tutto quello che succede nel "palazzo": la nostra condizione di frustrazione si protrae per così tanti anni che ormai consideriamo normale ciò che non lo è, ci adattiamo a tutto, ma è un pragmatismo negativo, che spegne gli animi e ne azzera la vitalità politica. Tomasi di Lampedusa aveva perfettamente ragione, a malincuore, l'Italia è destinata a "sicilianizzarsi". Lo sciopero non lo viviamo più come occasione per cambiare le cose, per ottenere più diritti: protestiamo perchè sappiamo che qualcosa non va per il verso giusto, ma ci limitiamo solo al gesto,al valore simbolico, consci del fatto che il domani sarà tutto come prima e si ritorna a lavorare, come se nulla fosse accaduto. Non riusciamo a dare il giusto peso alla nostra protesta, nemmeno crediamo fino in fondo all'utilità dello sciopero. Lo facciamo solo perchè lo dobbiamo fare; siamo pure in grado di "normalizzare" uno sciopero.
Caro mio Schopenhauer, le scimmie non sono se mai i francesi, siamo noi italiani.

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