lunedì 25 ottobre 2010

Quando le vacanze sono troppo poche...


È un duro lavoro fare il deputato. Votazioni, commissioni, mozioni, appelli, non si ha mai tempo per se stessi e per la famiglia. Non bastano mica i 5 mila euro di stipendio mensile, sommati agli 8 mila euro tra spese di rappresentanza e diaria, più i vari privilegi quali l'assegno di fine mandato equivalente all'80% dell'importo mensile con indennità per ogni anno dimandato o frazione non inferiore a 6 mesi,l'assegno vitalizio tra il 25% e l’80% d'indennità parlamentare, rimborso annuale per viaggi all'estero (per studio o attività connesse all’attività parlamentare) equivalente a 3.100,00 euro,rimborso annuo spese telefoniche 3.098,74 euro, 574.215 auto blu, sconti nei cinema,teatri, in manifestazioni sportive e altri privilegi che non sto qui a dire.
Il problema è serio e va risolto. Come? Semplice, prendendosi una vacanza di 20 giorni. Sì, perchè è questo quello che stanno facendo. Il Parlamento chiude i battenti per mancanza di leggi da approvare. Sembra un paradosso, visto che l'economia va a rilento, anzi proprio non va, molte fabbriche chiudono, il precariato è in costante aumento, Napoli deve affrontare l'ennesimo problema rifiuti e chi più ne ha più ne metta. Il tutto scorre nell'indifferenza e nella disinformazione a cui ormai siamo abituati. La maggioranza prima c'è, poi viene rimessa in discussione; l'opposizione vive nell'ombra, proprio come i loro pseudo ministri tanto cari a Veltroni. "E io pago" direbbe Totò, paghiamo sì, certamente troppo per quello che riceviamo in cambio. I nostri parlamentari sono i più pagati d'Europa, questo ormai penso che sia risaputo. Il dato è ancora più significativo se paragonato ad altri stati europei, che stanno meglio di noi ( e non sono pochi). Per fare solo un esempio, la presidenza tedesca sulle casse pubbliche pesa per 18 milioni e mezzo di euro: un ottavo rispetto alla nostra. Inverosimilmente, l'efficienza politica in Italia è inversamente proporzionale al suo costo; noi Italiani siamo unici pure in questo.

martedì 19 ottobre 2010

La normalità si addice alle scimmie, non all'uomo


« Le altre parti del mondo hanno le scimmie; l'Europa ha i francesi. La cosa si compensa » ( Arthur Schopenhauer, L'arte d'insultare )

Saranno pure scimmie per Arthur Schopenhauer, ma i nostri "cugini" quando c'è da scendere in piazza per protestare e difendere i loro diritti si trasformano in leoni. Sette giorni di sciopero, vaglielo a dire a Cgl, Cisl, Uil e compagnia bella, si metterebbero le mani in testa. Tutta la Francia è bloccata, dal sistema scolastico alle vie di comunicazione, dalle raffinerie al trasporto merci. Motivo della severa contestazione è la riforma delle pensioni, che prevede l'innalzamento dell'età pensionabile da 60 a 62 anni. Ma in realtà è una vera e propria contestazione contro il governo di Sarkozy. Adesso mi chiedo, noi cosa aspettiamo a protestare? Che passi il lodo Alfano? Che vengano ancora fatti tagli all'istruzione? Che venga nuovamente alzata l'età pensionabile? Cosa? Quello che facciamo noi italiani non può essere considerato nè ora nè mai sciopero; la nostra è piuttosto una passeggiata per le vie del centro all'insegna del caffè preso al bar con gli amici,una sfilata con striscioni e bandiere (rosse preferibilmente) del sindacato o di un partito. Siamo pochi perché disorganizzati, siamo guidati da mille sindacati quando il fine della protesta dovrebbe essere unico, cantiamo cori passati, siamo tante voces clamantes in deserto. Ma la questa solitudine, questo stato comatoso, ce lo siamo creati noi, ce lo meritiamo. Siamo tante pecorelle smarrite, peccato che i "pastori" sono così tanti che risulta impossibile seguire una via comune. Mentre i nostri politicanti se la ridono, un metalmeccanico va in cassa integrazione e contemporaneamente un insegnante e uno studente protestano. Allora c'è da chiedersi se facciamo parte tutti dello stesso stato a questo punto, perché non ha senso spezzettare la protesta, si perderebbe l'efficacia.
Un aspetto che mi interessa sottolineare è l'apatia degli italiani su tutto quello che succede nel "palazzo": la nostra condizione di frustrazione si protrae per così tanti anni che ormai consideriamo normale ciò che non lo è, ci adattiamo a tutto, ma è un pragmatismo negativo, che spegne gli animi e ne azzera la vitalità politica. Tomasi di Lampedusa aveva perfettamente ragione, a malincuore, l'Italia è destinata a "sicilianizzarsi". Lo sciopero non lo viviamo più come occasione per cambiare le cose, per ottenere più diritti: protestiamo perchè sappiamo che qualcosa non va per il verso giusto, ma ci limitiamo solo al gesto,al valore simbolico, consci del fatto che il domani sarà tutto come prima e si ritorna a lavorare, come se nulla fosse accaduto. Non riusciamo a dare il giusto peso alla nostra protesta, nemmeno crediamo fino in fondo all'utilità dello sciopero. Lo facciamo solo perchè lo dobbiamo fare; siamo pure in grado di "normalizzare" uno sciopero.
Caro mio Schopenhauer, le scimmie non sono se mai i francesi, siamo noi italiani.

venerdì 15 ottobre 2010

Altro che razzisti

Mi chiedo come un gruppo di delinquenti serbi possa entrare in uno stadio italiano in occasione di un evento continentale mentre io,povero cittadino italiano, per vedere il mio onesto Catania, mi devo schedare senza aver fatto nulla, senza essermi arrampicato negli spalti per tagliare la rete di copertura, senza aver bruciato chissà quali bandiere, senza essere stato trovato in possesso di stupefacenti,senza aver mai avuto precedenti penali, senza aver aggredito nessun agente di polizia, senza aver assalito l'ambasciata degli Stati Uniti a Belgrado nel febbraio 2008 per protestare contro l’indipendenza del Kosovo,senza essere mai accusato di detenzione illecita di animali pericolosi (per chi non l'avesse capito questo è il curriculum vitae di Ivan Bogdanov, "capo ultras" serbo che si è reso protagonista con una performance a dir poco stupefacente). Perché appena entro allo stadio mi perquisiscono come se fossi un membro di al qaeda, mentre "Ivan il terribile" può entrare tranquillamente con petardi, coltelli,passamontagna e kalashnikov?
E se piove? Ombrello? Ma assolutamente no! La punta potrebbe essere usata come giavellotto, meglio coprirsi con i fogli di giornale, almeno quelli non possono fare del male. Hai sete? Problemi tuoi, o ti compri il bicchierone che vendono allo stadio alla modica cifra di 2euro per 33cl, oppure organizza un bel gruppetto, fate una bella danza della pioggia, alzate la testa con la bocca aperta e pregate Dio che piova. Le bottigliette col tappo sono pericolose infatti, e se a qualcuno venisse la brillante idea di lanciare la bottiglietta sul campo che succederebbe ? E poi ci dicono che siamo razzisti e chiusi ad altre culture;noi, noi italiani, trattiamo bene i nostri ospiti stranieri!

venerdì 8 ottobre 2010

Bianco,nero e grigio.


O sei dentro o sei fuori, bianco o nero, non esiste varietà di grigio che tenga. Come è giusto che sia in determinati periodi storici, e il nostro lo è in certi punti di vista. La nostra evoluzione politica, se così la possiamo chiamare, non si limita più ai partiti, destra ,sinistra,centro e chi più ne ha più ne mette. Siamo così evoluti, noi italiani, che ormai ci classifichiamo in berlusconiani e anti-berlusconiani, 16 anni così, buttati nella mediocrità di una politica che non sa dare più delle risposte. Si è creato lo stereotipo dell'homo novus, del self made men berlusconiano, ma non si ci domanda quale prezzo stiamo pagando. Siamo ormai superficiali, impasticcati di "modelli" di vita perfetti, la velina, il magnate, i soldi, il potere,il sesso. Tutto questo affascina, senza dubbio.
Sei con noi o con loro? Con i "giustizialisti" (il contrario di destra è la sinistra, il contrario di Berlusconi non può che essere la giustizia ndr) o con i berlusconiani? La nostra piattezza sta nella riduzione della politica a questo schifo. Non è più l'idea che domina un partito, è il leader che detta l'idea, che non nasce quindi da un principio di fondo comune, ma dalla necessità del momento. Il risultato è che la dialettica politica si è ridotta al "randellaggio" mediatico nei confronti dei dissidenti del "partito dell'amore" (per chi non lo sapesse è il Pdl ) , all'attacco continuo della magistratura, alla compravendita di deputati, al far chiudere Annozero perché fazioso ecc. Poi ci sono partiti che non hanno l'idea, il leader che possa dettarne una, Pd docet, ma non è giusto inferire sui morti. Al centro, c'è il buon vecchio ostello dei vecchi democristiani, il nostro caro amato Udc, della serie, per citare un proverbio siciliano, "l'erba tinta non mori mai" (l'erba cattiva non muore mai). Manca all'appello la Lega, che è l'incarnazione della demagogia popolare, forza politica molto pericolosa se riesce ad espandersi anche nelle regioni per antonomasia di sinistra, come la Toscana e l'Emilia Romagna. Tutto il resto è noia per dirla alla Califano. Allora con chi stare? Col bianco o col nero? Ma chi rispecchia davvero il bianco e il nero oggi in Italia?Non so voi, ma io preferisco colori più vivaci.

mercoledì 6 ottobre 2010

Pubblicità nelle scuole, risorsa o male?


E' risaputo che la pubblicità nelle scuole pubbliche italiane è sempre stato un tabù. Ma i tempi adesso sono cambiati: come fanno le scuole dopo i continui tagli ad andare avanti? Semplice, si autofinanziano col marketing lì dove la legge lo consente. Si sono moltiplicati negli ultimi anni i casi di finanziamento da parte di ditte private in ambito scolastico. Il fautore di questa iniziativa è stato l’istituto superiore Carlo dell’Acqua di Legnano, in provincia di Milano, che ha indetto un bando di 20 mila euro per restaurare un affresco. Altre scuole in provincia di Roma sembrano muoversi in questa direzione; mancano banchi e sedie?No problem, c'è l'Ikea! Infatti, ad arredare le classi della scuola elementare Torricella Nord (periferia romana), ci ha pensato il colosso dei mobili low cost per un totale di 50 sedie, 50 banchi e due cattedre.Un altro esempio è l'istituto Thouar-Gonzaga di Milano che espone striscioni con il nome delle ditte che hanno fornito i materiali per il rinnovo. Così la scuola italiana si avvicina sempre di più a quella americana, dove la pubblicità è presente da decenni: le aziende in questione firmano dei veri e propri contratti con i quali le società possono fornire materiale didattico o qualsiasi altro supporto di competenza. I giovani sono una fetta di mercato molto appetibile, sarebbe un peccato per i pubblicitari non sfruttare quest'occasione. Cerchiamo di concretizzare il tutto attenzionando la situazione della nostra scuola: non dico che si può finanziare la costruzione della palestra con il solo aiuto di privati, che con varie clausole e aiuti economici potrebbero convincersi a investire, ma potrebbe essere già un buon inizio. Passiamo ad altro, i computer. Potremmo prendere i computer di aziende private destinati alla "rottamazione" e in cambio pubblicizzare la società stessa. Anche se abbiamo già un buon apparato di computer nell'aula informatica, uno in più soprattutto in biblioteca non farebbe male a nessuno. E non solo sarebbero destinati per la biblioteca, perché no anche per le singole classi che avrebbero così la possibilità di utillizzare supporti informatici durante le lezioni. Questo è solo un esempio pratico, ma se ne possono fare altri, tutti molto fattibili : vedi la 20mega,un posteggio decente per i motorini, un (vero) bar della scuola o l'acquisizione di materiale didattico. Probabilmente questa idea non sarà ben accolta dal consiglio d'istituto, è ancora viva la concezione tra presidi e insegnanti di una scuola pubblica in quanto tale. Ma bisogna adattarsi ai tempi che cambiano, la nostra non è più una scuola pubblica per il fatto che chi vuole il meglio sceglie il privato. La scuola pubblica per ora non ha il supporto dello stato per garantire il meglio, è trascurata e declassata, l'unica via da percorrere è l'autofinanziamento.