venerdì 22 marzo 2013

E se Monte dei Paschi di Siena fallisse?


E se Monte dei Paschi di Siena fallisse? Dove sta scritto che lo stato debba salvare una banca,e soprattutto, conviene o no lasciar fallire la terza banca nazionale?. Finita la campagna elettorale, abbiamo digerito i populismi da destra e manca,le strumentalizzazioni (legittime in campagna elettorale, dove tutto è lecito) , insieme all'unisono colpevolizzando il governo in carica di aver prestato quei 4 miliardi , che gli italiani hanno sborsato con l'imu sulla prima casa, ai banchieri, che nell'immaginario collettivo ormai rappresentano tutto ciò che c'è di marcio nel mondo, primato conteso con un'altra categoria particolarmente "amata" , i politici. Politici e banchieri che mai come in questo caso andavano e vanno tuttora a braccetto . Demagogia  a parte, cosa comporta il fallimento di una banca, e perchè gli stati spesso preferiscono salvare le banche assumendosi gli ingenti debiti piuttosto che lasciarle al proprio destino?Masochismo, complotti, poteri forti, cosa sta dietro? Semplicemente l'interesse collettivo,o meglio, la convenienza economica.  La banca non è una normale attività , impresa,che da un giorno all'altro può fallire: il capitalismo moderno è fondato sul sistema bancario che fa un po' da fondamenta, e se esse non sono solide, si sa, le case crollano. Ora immaginiamoci se fallisse la terza banca d'Italia: un disastro, considerando anche la nostra condizione economica attuale.Quando fallisce una banca, i primi a rimetterci sono sempre gli azionisti, che vedono azzerato il proprio investimento e, nel caso di una banca che in Italia è controllata da una Fondazione (come è il caso della stragrande maggioranza degli istituti), perdono il controllo degli asset fino a quel momento controllati. In più lo stato italiano non avrebbe nemmeno i fondi necessari per risarcire tutti i correntisti che hanno diritto di risarcimento fino a 100mila euro(i clienti sono circa 6milioni, fate un po' voi i conti! ), e l'Europa non è molto lieta di accollarsi un debito del genere in regime di austerity! Insomma in confronto quei 4 miliardi contestati al governo Monti sono briciole! Inoltre bisogna considerare che Mps ha Btp dall'ammontare di 25 miliardi di euro, 30000 dipendenti e 2600 filiali. Ciò che va contestato alla politica o comunque alle istituzioni non sono tanto i 4 miliardi di prestito, ma la mancanza di opportune regole e controlli che eliminano il problema dalla nascita. L'origine dei mali di Mps è l'acquisizione ad un prezzo non particolarmente vantaggioso ,per usare un eufemismo, di Antonveneta. L’8 novembre 2007 il Monte dei Paschi annunciò di aver raggiunto un accordo per il passaggio sotto il suo controllo di Antonveneta per un controvalore di 9 miliardi più oneri finanziari per 1,3 miliardi.Che il prezzo fosse esorbitante se ne accorsero subito i mercati che punirono senza remore l’operazione. Basti pensare che a fine gennaio 2008 MPS, periodo nel quale ci fu l’aumento di capitale, quotava 2,2 euro per azione, mentre oggi, nonostante gli acquisti speculativi, si muove intorno a 0,26, un dodicesimo di quel valore. E già questo è stato il primo campanello d'allarme , che in qualche modo doveva avvertire le autorità competenti che qualcosa non stava andando nel verso giusto; dov'erano le autorità di vigilanza non si sa. Al netto delle valutazioni che saranno fatte da magistratura e nucleo di polizia valutaria, resta l’azzardo di un’operazione che prosciugò le casse della banca. I processi di aggregazione avviati in quegli anni (vedi Banca Intesa con San Paolo) e il bisogno di consolidare la posizione di terza banca nazionale valevano una spesa e un conseguente rischio prossimo all’intero ammontare del patrimonio netto? Fu solo un mix di cattiva gestione o quell’enorme movimento di danaro nasconde altre attività non confessabili? Dall'acquisizione di Antonveneta in poi, vi è un susseguirsi di attività finanziarie al limite della legalità, una fra tutti  il contratto con Nomura,che serviva a ridurre lo squilibrio contabile nel bilancio 2009 e aveva per sottostante i btp trentennali. Con questo contratto di ristrutturazione del debito le perdite passavano a bilancio di Nomura per poi essere “riacquistate” da Mps a termine. Sembra che questa operazione sia stata tenuta nascosta tanto agli ispettori della Banca d’Italia quanto a consiglio di amministrazione e sistemi di auditing interno. Vedendo questo scenario desolante, capiamo come il problema del fallimento di una banca è secondario quando c'è una commistione tale tra politica, finanza e potere ,che il risultato non può che essere disastroso e a pagarne le conseguenze è la collettività. Lo Stato è ad un bivio: vorrà prestare denaro ogni qual volta una banca è in difficoltà per colpa di una gestione al limite della legalità ( in futuro vedremo se questo limite è stato superato), o vorrà tagliare la testa al toro imponendo una legislazione severa contro la spericolatezza di azioni finanziarie operate da banchieri che hanno un rapporto diretto con la politica? Una cosa è certa, la formula "paga Pantalone" ormai non è più sostenibile.

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