domenica 30 agosto 2009

Gabbie salariali, discriminazione o necessità?

Da giorni si discute sulle gabbie salariali, proposte dalla Lega dopo che furono abolite nel 1969 in seguito a dure lotte sindacali. Giuste o sbagliate che siano, il problema di un divario tra sud e nord esiste, e quello del costo degli stipendi è molto delicato: si rischia davvero di dividere l'Italia in due parti, con ripercussioni future non indifferenti. Già la differenza si sente, e non è poca: costo della vita, stipendi,cultura e valori differenti, sembra davvero che Siracusa e Milano appartengano a due mondi completamente differenti. Se è vero che il costo della vita al nord è molto più elevato rispetto al sud, è anche vero che gli stipendi sono in qualche modo adeguati già al territorio, a parte quelli statali: secondo la Cgia di Mestre, che ha preso in esame i redditi annuali dei lavoratori dipendenti del 2007, nel Nord già si guadagna il 30 per cento in più rispetto al Sud. Secondo un rapporto Unioncamere lo scarto è del 16,3 per cento. C'è una necessità di salari più alti dappertutto, e non solo al nord, le gabbie salariali sarebbero solo una discriminazione e non aiuterebbero il paese. Bisogna invece appiattire il divario fra nord-sud col passare degli anni, per poi avere una crescita comune e non destinata alla metà del paese.

Aprire gli occhi e guardare al futuro

Da tempo si discute sulla questione degli immigrati in Italia. I dati istat ci confermano che lo Stivale presenta 7 stranieri su 100 abitanti, che non fanno altro che incrementare la popolazione nel nostro suolo. Infatti, se in 50 anni siamo aumentati di 10 milioni di unità, il merito è anche loro. Le percentuali e i numeri parlano quindi chiaro, ma non è difficile rendersene conto anche da soli: autobus, supermercati, negozi e piazze sono affollati di stranieri. Ed è a partire da questo, che nasce il problema. Nessuno è riuscito a trovare una risposta alla fatidica domanda: è un fatto positivo o negativo che ci siano così tanti immigrati? Il primo discorso da fare, è che loro ci sono indubbiamente utili: svolgono infatti quei lavori che noi definiamo squallidi, e che quindi, da “snob” che siamo, non accettiamo di fare. E che nessuno osi dire che ci portano via il lavoro, che è solo un metodo osceno per difenderci dalla loro presenza. Ma, come per tutte le cose, vi è anche l’altro lato della medaglia, che è forse quello che accoglie la maggioranza di noi. Ovvero, che gli stranieri trasportano con loro esclusivamente un’ondata di negatività. Esperti aggiungono inoltre che il Bel Paese non è adeguatamente attrezzato per sostenere tale “boom” migratorio. Ci chiediamo a questo punto se il discorso rimarrà aperto per lungo tempo. Anche in tal caso è difficile fornire una risposta, ma siamo dotati di intelligenza, ed è un dovere, per noi, provare a ragionare sul fatto. Lasciamo, per ora, la domanda in sospeso. Pensiamo, innanzitutto, all’atteggiamento, sbagliato, dello Stato: o accoglie migliaia di immigrati, generando scontenti tra la popolazione autoctona, o ne ricaccia altrettanti al mittente. Sarà felice, in questo ultimo caso, la gran parte degli italiani, ma vi rinnovo l’invito di riflettere. Siamo certamente accecati dall’egoismo e dall’egocentrismo tipicamente occidentali: proviamo per una volta a pensare al “diverso”, alla situazione in cui si trova, alla sua condizione di povertà. Una povertà “snobbata” da politici, o chi per loro, che guardano fuori dalla finestra, vedono anche solo una casa lussuosa, e per loro va tutto bene. Sappiamo benissimo che invece non è così. È necessario, in tutto e per tutto, che ci svegliamo e allarghiamo i nostri orizzonti. Anche perché è sempre più evidente che cresce di giorno in giorno il numero delle persone in difficoltà. È più che altro un problema di “cecità voluta”, la forma prima citata di egoismo per cui si aspira esclusivamente al proprio benessere. Qualcuno non è ancora d’accordo? È molto facile che sia così, ma almeno, per favore, pensiamo allo straniero, e se proprio non è possibile fare qualcosa di concreto, almeno cerchiamo di evitare di guardarlo e pensarlo con disprezzo. Fatto questo, avremmo fatto un enorme passo avanti. C’è qualcuno che finalmente si è convinto? Ecco, siamo ora pronti per affrontare la questione degli immigrati in Italia.
Chiara Sanson


Piccole liti di famiglia


In un'Italia sempre più in crisi economica, con una fragile unità di valori e martoriata sempre più da polemiche futili e prive di un senso comune, mancava solo la disputa tra Avvenire e il Giornale capitanato dal neo direttore Vittorio Feltri a completare il quadro politico già imbarazzante d'agosto. Il Pd è momentaneamente in ferie (anche loro se le meritano no?),se ne parlerà dopo le primarie, la lega "bisticcia" col Vaticano, Berlusconi pensa a tutt'altro che al paese, ma questo in fondo non accade solo in estate, e dulcis in fundo Dino Boffo, direttore dell'Avvenire dal 1994, riapre una questione che sembrava momentaneamente chiusa: la vita privata di Silvio Berlusconi. Critiche non andate giù,a Feltri, incaricato proprio dal premier a condurre una campagna aggressiva contro coloro che attaccano personalmente il principino d'Arcore. E cosa succede?Feltri vecchia volpe che è risponde e raddoppia, pesantemente ma con carte alla mano. Invece Berlusconi si tira indietro. Hai voluto la bicicletta ora pedala, caro Silvio, perchè un conto è prendere le distanze da un quotidiano "amico"ma non di proprietà,come lo è Libero, un conto è dissociarsi da un proprio giornale. La vicenda è ridicola:si possono attaccare i comunisti, i socialisti, i dipietristi, ma quando si parla della chiesa tutto cambia, ci sono nel piatto voti, rapporti da mantenere ben saldi, perchè parliamoci chiaramente la chiesa in Italia influisce e come sulla politica. Perché la Cei non si dissocia dalle accuse di Boffo? Semplice, se lo può permettere, non ha nulla da perdere in termini concreti. Silvio no, l'appoggio della chiesa in Italia per qualsiasi governo è fondamentale e un minimo errore potrebbe dare molti fastidi all'esecutivo. A noi cittadini cosa ci torna? Nulla. Le pagine dei giornali sono riempite da simile spazzatura, e problemi più seri vengono trascurati. Il bello è che questi giornali vengono finanziati dallo stato, con le nostre tasse, con i nostri soldi. Piccole liti di famiglia, aspettando che le ferie del Pd finiscano il più presto possibile.