giovedì 27 ottobre 2011

"Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza" Benjamin Franklin.

Sono passati diversi giorni dagli scontri del 15 Ottobre a Roma. Si è scritto e detto tanto, più o meno tutti si sono fatti una propria idea sull'evento. La mia è un po' controcorrente. Il caos venutosi a creare poteva essere evitato, se lo si voleva. Solidarietà alle forze dell'ordine, che nonostante i mezzi e il numero hanno fatto del loro meglio per evitare il peggio, questo va riconosciuto almeno,come è stato fatto da tutte le cariche governative, devo dire, con molta ipocrisia. In una manifestazione del genere, in cui si prevedevano 150mila partecipanti, c'era il rischio che si creasse l'humus per gruppi violenti che avrebbero approfittato della manifestazione per dare sfoggio alle loro capacità di distruzione. Questa possibilità è stata servita su un piatto d'argento dallo Stato. Confrontiamo il numero delle forse dell'ordine (2000) e quello dei facinorosi ( circa 3000), a dir poco imbarazzante. In una giornata di mobilitazione globale, vi siete chiesti perchè solo a Roma è successo il putiferio?  Perlopiù si è pensato di proteggere i palazzi delle istituzioni lasciando la piazza a se stessa sperando che non succedesse nulla di grave. A dirlo sono due agenti coinvolti negli scontri, intervistati da Sandro Ruotolo per il Fatto Quotidiano. Il "Palazzo", si è rinchiuso in se stesso, proteggendo la sua struttura fisica ( la componente umana era assente, come lo è stata spesso in questi ultimi anni)  lasciando alla deriva il resto della città. Una scelta strategica, niente di meno. La verità è che il Potere voleva gli scontri, voleva che i messaggi della manifestazione fossero oscurati per dar spazio a 4 imbecilli che sono caduti in una trappola tessuta "ad hoc". Così facendo, il Palazzo potrà usare questo episodio come exemplum di un'equazione semplice, ovvero una manifestazione è uguale a violenza. E i cittadini-sudditi ci credono pure, non a caso la Lega, la demagogia fatta partito, è al Governo e fa della sicurezza il proprio cavallo vincente. Ci sarebbe da chiedere, cosa intendono loro per sicurezza. Proprio a tre giorni dai fatti accaduti, il ministro dell'Interno, Bobo Maroni,non perdendo assolutamente tempo, ha una sua "ricetta" per risolvere il problema del, a suo dire, "terrorismo urbano": oltre la daspo estesa anche ai cortei (qui è stato seguito il criterio molto democratico del "chi ha commesso un reato è marchiato a vita"), una fidejussione per chi vuole organizzare manifestazioni, proposta che non si era mai sentita prima. In pratica, gli organizzatori dei cortei dovranno dare garanzie economiche per riparare ad eventuali danni di chi scende in piazza. Cari alunni del Gulli e Pennisi, se un giorno dovessimo protestare per la palestra che tarda ad arrivare e se le idee del nostro luminare ministro fossero attuate, i nostri cari rappresentanti probabilmente dovranno richiedere una colletta, perchè magari a qualcuno gli viene in mente di fare danno. Capite che tutto ciò è paradossale. Purtroppo sta diventando sempre più ricorrente l'uso di queste norme che in nome della sicurezza riducono la libertà del cittadino. Libertà, conquistata lungo i secoli con il sangue! Ma non tutto ciò che dice il ministro dell'Interno, è sbagliato, anzi, c'è un passo con cui mi trovo assolutamente d'accordo e che valorizza la mia tesi:“Sabato a Roma – ha spiegato – c’era la volontà di ricreare l’incidente avvenuto a Genova ed è stato solo grazie all’impegno degli agenti che si è impedito che ci scappasse il morto”. Più esplicito di così! 
Ricordiamo che, il 16 settembre 1998 Roberto Maroni fu condannato in primo grado a 8 mesi per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale (si oppose all'irruzione della Digos nella sede della Lega di via Bellerio; infatti si sospettava infatti che i leghisti avessero messo in piedi un'organizzazione "paramilitare tesa ad attentare all'unità dello Stato". Maroni, in quell'occasione morse il polpaccio ad un poliziotto). La Corte di appello di Milano il 19 dicembre 2001 ha confermato la decisione di primo grado riducendo la pena a 4 mesi e 20 giorni perché nel frattempo il reato di oltraggio era stato abrogato. La Cassazione nel 2004 ha poi confermato la condanna commutandola però in una pena pecuniaria di 5.320 euro.

Nessun commento:

Posta un commento