lunedì 26 settembre 2011

C'era una volta l'Occidente

Da giorni si vocifera su un presunto interessamento cinese per l'acquisto del nostro debito pubblico, ipotesi che si sta materializzando giorno dopo giorno . Da 10 anni a questa parte, il baricentro economico mondiale si sta spostando irrimediabilmente verso est, precisamente in Russia e in Cina, i due paesi "rossi" per antonomasia. Una rivincita del comunismo? Neanche per idea, le due potenze ex comuniste hanno fatto del capitalismo un punto saldo della loro economia, avendo mezzi e risorse per competere se non superare, le grandi potenze occidentali. I "comunisti" compreranno l'Occidente,qualcuno potrà dire, purtroppo sarà così, e in parte già è avvenuto. E non sono i comunisti che "mangiano i bambini", quelli forse sono più innocui, parlo di "comunisti capitalisti"; lo so, è un paradosso, ma non trovo altra dicitura per etichettarli. La Cina, per chi non lo sapesse, possiede il 10% del debito pubblico americano, un' enormità. Sarà il 10% anche in Italia secondo le ultime indiscrezioni, altri 6 miliardi sono stati spesi in titoli di stato portoghesi, il 7% del debito pubblico dell'Eurozona è in mano ai cinesi. Pechino sostiene i Paesi e i mercati da cui dipende la crescita frenetica della sua economia, basata principalmente sull'esportazione. Un "do ut des" che garantisce la sopravvivenza dell'Europa e la crescita economica cinese, dipendente in primis dall'export, in quanto non si è creato ancora in Cina un mercato interno vero e proprio per una serie di motivi, quali condizioni di lavoro disumane, sfruttamento del lavoro minorile e un mostruoso inquinamento ambientale.Questo è stato il prezzo dell'impennata vertiginosa del Pil cinese,ma come si suol dire, il gioco vale la candela. Cifre importanti, che devono far riflettere. A dire il vero abbiamo avuto tempo fa i primi moniti , quando i prodotti cinesi hanno invaso il mercato europeo senza che l'Europa fosse intervenuta per porre subito rimedio.Non parlo di protezionismo, però si poteva fare di più per tutelare i prodotti autoctoni. Pagheremo le conseguenze di una globalizzazione, che se estrema, a mio modo di vedere, porta solo rogne. Se un paese, in cui ancora i diritti dei lavoratori sono un lontano miraggio, inizia a "dettare legge" di natura economica, perché gli è stato permesso, diventa un guaio per industrie e lavoratori europei e non: per essere competitivi bisognerà seguire il modello cinese, ciò significa meno diritti per i lavoratori, la rinuncia a ciò che si è combattuto per due secoli. Cancellare due secoli di storia insomma, questo è il prezzo da pagare; le prime avvisaglie sono già significative, basta pensare al caso di Mirafiori, per non spingerci oltre al Bel Paese. Più ore di lavoro, meno retribuzione,più precariato, meno sicurezza, per più competizione, per stare al passo della Cina. La verità è che il sistema capitalistico ci è sfuggito di mano, non è più controllabile, abbiamo creato un mostro e non sappiamo come abbatterlo, forse perché lo si è voluto creare e non lo si è voluto debellare subito, fin quando si poteva. Prepariamoci a nuovi scenari del tutto inediti, prepariamoci alla rivincita dell'Est che per la prima volta nella storia si appresta a colonizzare l'Occidente.

Nessun commento:

Posta un commento