lunedì 28 settembre 2009

Opinioni a caldo

Ecco i commenti a caldo di Silvio Berlusconi dopo la conclusione delfa festa della "libertà" avvenuta a Milano:
«Tifano per la crisi. La sinistra italiana resta quella dei soliti comunisti». Ecco le solite fissazioni sui comunisti e dire che ormai quei pochi rimasti sono del tutto innoqui.
«Il Pdl è un partito dove c'è dialettica e anche libertà di coscienza». Davvero? Allora Fini si è inventato tutto?
«Nessuno riuscirà a dividerci dalla Lega». Mai cantare vittoria!
« Vi porto i saluti di uno che si chiama... uno abbronzato... Ah, Barack Obama». E poi «voi non ci crederete, ma sono andati a prendere il sole in spiaggia in due, perché è abbronzata anche la moglie». No comment
«Se io vado a parlare in una tv è uno scandalo, se vado in una seconda televisione divento un dittatore, se vado in una terza siamo al regime e in una quarta siamo ad un atto delinquenziale. Invece Barack Obama è andato in cinque diverse televisioni a spiegare la sua riforma sanitaria e ha fatto bene, perchè i leader devono prima di tutto informare i cittadini». Peccato che tre reti sono di sua proprietà e Rai 1 e Rai 2 sono gestite dal suo partito.
Pier Ferdinando Casini: «Il Presidente del Consiglio può dire ciò che vuole anche al di fuori di ogni minimo autocontrollo. Ma non può in alcun modo falsificare e ridicolizzare l'opposizione di questo paese che ha difeso e difende i militari italiani impegnati nelle missioni di pace, la bandiera americana e quella israeliana, come lui e prima di lui e nel caso dell'Udc anche con maggiore coerenza. Basta pensare al voto per le missioni in Afghanistan che noi sostenemmo anche durante il governo Prodi nonostante il voto contrario di Forza Italia e Alleanza Nazionale. Chiedo con rispetto e deferenza al Presidente della Repubblica e ai Presidenti delle camere di intervenire per ristabilire la verità dei fatti». Forse l'unico commento sensato.

lunedì 21 settembre 2009

Il populismo che porta voti

E a Natale tutti a casa! Che belle parole di Umberto Bossi, dopo l'attentato a Kabul non ci aspettavamo altro.Non è che l'idea del ministro delle Riforme sia male, piuttosto è il contesto che non dovrebbe permettere di fare simili affermazioni. Un funerale di stato non può essere usato per scopi propagandistici, ma l'Italia è il paese delle menzogne ed è tutto lecito. <Votai anche io ma non per farli morire>,questa è la giustificazione,che sa più di barzelletta a dire la verità, del leader del Carroccio. Certo perché in guerra non è detto che bisogna morire per forza, tanto stiamo andando dai talebani, ci vorranno ammazzare mica con le loro fionde? Confido nell'intelligenza di Bossi, non credo che fosse così sprovveduto da non sapere che in Afghanistan si rischiava e si rischia tutt'ora. Perché sarebbe davvero grave il contrario, tanto vale preferisco la sua "presa per i fondelli" perché le sue dichiarazioni non possono avere altre interpretazioni. Ma quanto pesano quest'ultime sotto il punto di vista politico?Tantissimo, fin troppo. La lega è maestra in questo: sfrutta il malcontento generale con demagogia per portare sempre più voti in tasca. È quel populismo che porta voti, quello che più di qualsiasi altra cosa conta per avere sempre più consenso.


sabato 19 settembre 2009

Perle...

Se la Francia perdesse improvvisamente i suoi migliori scienziati,imprenditori,artigiani e artisti,il danno sarebbe irreparebile;se invece perdesse i suoi nobili,generali,ministri,preti e cardinali,il danno sarebbe irrisorio,essendo essi degli oziosi e inutili, improduttivi e parassitari.
Claude Henry de Saint-Simon

Il socialismo non è soltanto un programma socio-economico e politico: è un programma umano,è la realizzazione degli ideali dell'umanesimo nelle condizioni proprie di una società industriale.Il socialismo dev'essere radicale,e per esserlo deve scendere alle radici;e la radice è l'Uomo.
Erich Fromm

venerdì 18 settembre 2009

Una guerra tra gatti e topi

Le 6 vittime dell'attentato terroristico avvenuto a Kabul ieri ci "obbligano" a trattare in linee sottili l'argomento Afghanistan, con una modesta e pragmatica riflessione. A 8 anni dallo sbarco delle truppe Nato, è cambiato molto, ma non basta. Le elezioni sono state un "flop", Karzai non è il massimo della democrazia, vedi per le elezioni fraudolente, vedi per alcune sue decisioni, necessarie per avere il consenso tra i più radicali. E quella che è nata come missione di pace(una barzelletta burocratica, si sapeva benissimo che andassimo in guerra!) si è trasformata in una caccia alla volpe. I talebani conoscono il loro territorio molto impegnativo per i fini bellici: montagne dopo montagne, deserti e aride steppe con paesini abbandonati ai signori della guerra. Il potere effettivo è di quest'ultimi, che comandano buona parte delle regioni. Il problema è che l'Afghanistan è un paese molto vasto, servirebbero più uomini se si vuole procedere con la linea strategica intrapresa dalla Nato. Servirebbe un'aiuto mondiale, soprattutto di Russia e Cina, le due super potenze limitrofe a Kabul. La guerra non è mai bella: ma ritirarsi ora sarebbe inutile, perché abbiamo iniziato ma non abbiamo concluso nulla. "Tutto questo non accadrebbe se loro non ci fossero. Sono venuti promettendoci la pace, ma ci hanno portato solo guerra. In questi otto anni non hanno fatto niente per noi!", questo è quello che dice Karim,giovane afghano ferito nell'attentato in cui i 6 nostri soldati sono morti. Vorrei soffermarmi su questa dichiarazione. Se le truppe Nato si dovessero ritirare, ci sarebbe naturalmente un ritorno dei talebani, ma almeno eviterebbe che altre vite umane fossero uccise. Tutto bello sì, ma ritorneremo esattamente a 8 anni fa, quando il pericolo di nuovi attentati oltre a quelli dell'11 Settembre spinse l'ONU e la Nato a combattere i vari movimenti terroristici sul territorio afghano. Ci sono andati di mezzo i civili, e forse questo ci deve far riflettere; abbiamo fallito. Senz'altro era meglio una strategia più nell'ombra, col fine di colpire le sole cellule terroristiche sparse per il territorio, cercando di stare ai margini del popolo, anche se tutto ciò sembra un paradosso. I costi della guerra sono enormi, 500 milioni all'anno per l'Italia. Anche se sarebbe una sconfitta, ritirarci ora significherebbe guadagnare quel mezzo miliardo di euro che farebbe davvero comodo alla casse dello stato,insomma una dolce sconfitta. Sono due le strade da percorrere: continuare, ma con altre strategie, oppure ritirarsi e tenersi ben stretti i 500 milioni di euro e le vite dei nostri soldati; questione di vita e denaro.

martedì 15 settembre 2009

Lo sputtanamento di massa

Pare che sputtanarsi sia di moda in Italia, e se lo si fa per via cartacea ancora meglio. Accuse,querele,insulti, retorica, ipocrisia e un giusta dose di superbia regnano sui giornali. Il che è piacevole solo per gli editori, perché con questo genere di notizie vendono e come. Che palle allora il solito articolo sulla crisi mondiale o sul povero sfigato che non arriva a fine mese, meglio qualche notizia a sfondo erotico che piace sempre all'italiano medio. Il bello è che queste notizie vengono stampate in prima pagina, posto che spetta a notizie senz'altro più importanti delle gesta sessuali "scarse" del nostro premier. Allora c'è da chiedersi se tutto questo non è per un fine preciso: deragliare l'informazione. L'imbarbarimento è iniziato da quando Feltri è a capo del Giornale, voluto proprio perchè iniziasse a randellare: ultima vittima, Gianfranco Fini, che ha subito querelato il giornalista bergamasco. Sappiamo tutti cos'è successo in questi giorni nel Pdl, l'ex leader di An di punto in bianco, per assicurarsi il consenso degli elettori più moderati che vedono nella Lega più che un'alleata una minaccia e per delineare anche una sua ambiziosa politica che in un futuro le garantirà la leadership del partito, esce fuori dagli schemi e prende posizione,con forti critiche sull'identità del partito stesso.A Feltri ciò non piace, e chissà forse non è piaciuta neanche al suo datore di lavoro. La situazione è degenerata fino ad arrivare alla pubblicazione sul Giornale che ripesca un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale. Ecco dove siamo arrivati e il tipo di informazione che abbiamo: se tu "sgarri" anche di poco, ecco che ci pensa Feltri ad ucciderti mediaticamente, scoppia il caso, ne parlano tutte le testate, alcune anche in prima pagina, e si formano le fazioni:risultato? Meglio non svegliare il can che dorme. E intanto le notizie concrete, quelle per cui davvero vale la pena spendere un euro e leggere i giornali vengono messe in secondo piano o addirittura omesse.